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Paragone manda in tilt i 5Stelle: "Espulso perché credo nel Movimento"

Gianluigi Paragone
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"Che farai ora?". La domanda che mi rivolgono da qualche ora è: che farai? Farò quel che sempre fatto: userò ogni spazio per denunciare quel che considero il virus malefico delle profonde ingiustizie in corso. Farò dunque politica negli stessi termini con cui l'ho fatta da giornalista o da parlamentare; modificano gli spazi e gli strumenti ma la “militanza” resta la stessa, nel senso della militanza di racconto e di denuncia. Alcuni anni fa scrissi GangBank, un j'accuse durissimo contro l'economia finanziaria e gli squilibri profondi generati dal neoliberismo; volevo mettere nero su bianco una lunga stagione televisiva dove, attraverso i servizi giornalistici e le discussioni, denunciavo le stesse storture. Da allora non ho snaturato la mia visione, ho aggiunto altri due libri, fatto radio e tv, fino a maturare la decisione di candidarmi con il Movimento.  Per approfondire leggi anche: L'appello di Fassina a Di Maio per Paragone Perché il Movimento? Perché furono loro a cercarmi per la kermesse di Rimini 2017: in quella edizione di Italia 5 Stelle attaccai frontalmente l'Europa dei parametri, il sistema bancario italiano avvelenato dalle relazioni, un mondo del lavoro dove si raccattano mozziconi di contratti e di paghette. Lì denunciai il meccanismo diabolico dell'indebitamento, delle rate. Davanti a quella platea mi sentivo a casa perché parlavamo lo stesso linguaggio, nel senso che quelle persone non solo stavano vivendo il disagio di quanto da me raccontato ma avevano leader politici che per anni avevano usato le mie stesse parole. Non ultimo Luigi Di Maio, che proprio in quel palco divenne capo politico del Movimento. Per questo fu naturale la candidatura. E nessuna difficoltà ebbi a parlare di queste cose nei comizi, dove l'attacco frontale al sistema era scritto nero su bianco sul programma elettorale... SE VUOI CONTINUARE A LEGGERE CLICCA QUI

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