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Alessandro Di Battista spacca i 5 Stelle: Paragone più grillino di tanti altri

Alberto Di Majo
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Non che prima le cose andassero bene. Ma con l'espulsione del senatore Gianluigi Paragone dal M5S le tensioni sono esplose. Era inevitabile. Non solo perché il giornalista ha cominciato a far sentire la sua voce forte e chiara contro le ultime decisioni politiche del MoVimento, che l'hanno spinto a votare contro la fiducia all'ultima legge di bilancio. Ma soprattutto perché le sue critiche alle «sbandate» dei 5 Stelle sono condivise da una buona parte degli attivisti e degli eletti. Per approfondire leggi anche: Paragone: espulso perché difendo il Movimento Paragone ha ribadito di voler difendere il programma originario del «non partito» anche se c'è chi, come il sottosegretario all'Interno Carlo Sibilia, lo accusa di «sabotaggio» per aver votato contro la manovra e dunque, dice, “contro il reddito di cittadinanza, quota 100, lo stop all'aumento dell'Iva e i fondi ai vigili del fuoco. Paragone è stato espulso dal M5S per aver votato contro queste misure, allo stesso modo dei tre senatori che sono passati dal M5S alla Lega». Sibilia attacca: «I sacrifici di chi ha fatto banchetti da quindici anni fino ad arrivare al governo del Paese non possono essere vanificati da tali personaggi, gli italiani ci hanno votato perché lavorassimo con serietà». Eppure molti attivisti sono con Paragone o, meglio, con l'idea che il MoVimento debba tornare a fare le sue battaglie iniziali. Tra chi, invece, appoggia la decisione del collegio dei probiviri, c'è anche Nicola Morra, senatore grillino e presidente della Commissione parlamentare antimafia: «Gianluigi, certamente stiamo operando scelte non sempre lucide, non sempre felici. Certamente non siamo quelli del 4 marzo 2018, esattamente come non siamo più quelli del 4 ottobre 2009 o del 25 febbraio 2013. Ma se ci definisci il "nulla", come si legge, perché rimanevi nel "nulla "prima di essere espulso?». Ma a dividere il MoVimento è soprattutto la presa di posizione in difesa di Paragone di Alessandro Di Battista, che ha definito l'ormai ex compagno di partito «infinitamente più grillino di molti che si professano tale». Commentando su Facebook il post di una attivista del Movimento con il proprio profilo, l'ex parlamentare ha scritto: «Non c'è mai stata una volta che non fossi d'accordo con lui. Vi esorto a leggere ciò che dice e a trovare differenze con quel che dicevo io nell'ultima campagna elettorale che ho fatto. Quella da non candidato, quella del 33%. Buon anno a tutti amici miei». Paragone ha replicato subito: «Ringrazio Alessandro Di Battista per le belle parole che ha usato per me, in mia difesa. Ale rappresenta quell'idea di azione e di intransigenza che mi hanno portato a conoscere il Movimento: stop allo strapotere finanziario, stop con l'Europa di Bruxelles, stop con il sistema delle porte girevoli, lotta a difesa dei veri deboli, stop alle liberalizzazioni che accomunano Lega e Pd. Io quel programma lo difendo perché con quel programma sono stato eletto. Ale lo sa!». Interviene anche l'ex ministra Barbara Lezzi, secondo cui «non è una buona idea espellere gli anticorpi, caro Movimento 5 Stelle». E aggiunge: «Paragone è e resta un mio collega». Si schiera contro, invece, un attivista della prima ora, Andrea Severini (marito della sindaca Raggi), che ricorda al giornalista: «1) Purtroppo non governiamo da soli. 2) Anche se in disaccordo, dovevi sostenere la maggioranza e ti dovevi adeguare a votare quello che la maggioranza dei parlamentari ha deciso. 3) Sei stato inserito capolista senza aver fatto un minimo di attivismo nel territorio. Questa decisione l'ha presa chi ora definisci nulla. A molti attivisti, me compreso, non era piaciuta la lista dei capolista calata dall'alto ma ci siamo adeguati perché crediamo nel progetto Movimento».

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