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contro il conte bis

"Elezioni subito". Il popolo sovranista assedia la Camera

La manifestazione di Fratelli d'Italia. C'è la Lega ma manca Forza Italia

"Elezioni subito". Il popolo sovranista assedia la Camera

(foto Nicola Dalla Mura)

A memoria, mai un governo - nel giorno della richiesta di fiducia - aveva mai avuto una piazza contraria così numerosa e rumorosa. "Ma d'altronde - osserva Gaetano Quagliariello - mai un presidente del Consiglio era mai passato in una settimana così agilmente da un lato all'altro del campo".

E' la piazza sovranista. Quella convocata da Giorgia Meloni a Roma contro l' "inciucio giallorosso" e gremita fin dalle dieci del mattino. Ma gremita è dire poco. In realtà sono ancora di più i manifestanti che restano fuori, bloccati nelle varie aree di prefiltraggio a via del Corso, piazza Capranica. Al punto che l'organizzazione fa allestire rapidamente maxischermi anche in piazza del Pantheon e altre aree per permettere a tutti quelli che sono accorsi al centro della Capitale - con una grandissima dose di bandiere tricolori - di assistere allo spettacolo.

La dicotomia è quella del dentro-fuori. Lo ripetono più volte i vari esponenti politici che si alternano al microfono, da Giorgia Meloni a Matteo Salvini, da Giovanni Toti a Raffaele Fitto. "Dentro", nel Palazzo, c'è l'accrocco Pd-5 Stelle che dà il fischio d'inizio a un governo completamente sganciato dalla volontà popolare. "Fuori", invece, c'è tutto il resto. L'Italia sovranista, certo. Ma anche quella moderata. O magari grillina delusa. Delusa da chi prometteva di aprire il parlamento come una scatoletta di tonno e ora, invece, in quella scatoletta si è barricato. Indicativo, da questo punto di vista, un cartello che invita Luigi Di Maio a "mollare la poltrona". Il mondo si è capovolto.

I cori sono quelli che ci si aspettava. "Elezioni subito", ovviamente. Ma anche la selva di fischi che si alza ogni volta che dal palco viene nominato Giuseppe Conte. Che Elisabetta Gardini degrada al ruolo di prestanome: "Qui tutti parlano di Conte-bis, ma in realtà è un Prodi-bis".

Giovanni Toti, nel retropalco, si sfoga: "Nella Prima Repubblica c'era la conventio ad excludendum nei confronti del Partito Comunista. Ora vogliono fare la stessa cosa con i sovranisti. Ma è come tenere fuori dalla democrazia la parte maggioritaria del Paese".

"Riempiamo tutte le piazze e le strade - urla dal palco Giorgia Meloni - e diciamo 'Non in mio nome!'".

Resta un rammarico, forse l'unico, per l'assenza da una manifestazione di simile portata di quella che era una volta la gamba principale del centrodestra, Forza Italia. Qualche esponente qua e là spunta. Ma poco cambia. In piazza è nata un'opposizione nuova. E gli azzurri non ne fanno parte.

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