Sicurezza e prescrizione. Ancora tensione tra Di Maio e Salvini
Domani al Senato il testo caro al ministro dell'Interno
ll Senato voterà domani il decreto sicurezza e immigrazione. La votazione è stata rinviata dopo che il governo ha posto la questione di fiducia sul decreto per superare lo scoglio del voto contrario dei "dissidenti" M5s e per evitare il soccorso di FI e FdI. In serata è saltato il vertice tra Matteo Salvini, Giuseppe Conte e Luigi Di Maio per sciogliere anche il nodo della riforma della prescrizione. Circostanza smentita dal vice premier leghista, che non ha rinunciato all'ironia: «Io faccio il vertice con la Champions», ha tagliato corto Salvini. Il titolare del Viminale ha detto chiaramente di essere intenzionato a «fare una cosa alla volta». «Oggi mi occupo del decreto sicurezza», ha affermato. «Io sono anche scaramantico e prima voglio il via libera al mio decreto, poi una volta approvato il decreto sicurezza parliamo di tutto il resto», dicendosi convinto che «la quadra si troverà». Ma i 5 stelle tengono il punto e chiedono una prova di «lealtà» all'alleato leghista. «Sul decreto sicurezza abbiamo agito con serietà come su tutti gli altri provvedimenti portati avanti finora, rispettando gli impegni assunti con il contratto di governo», ha sostenuto il capogruppo in Senato, Stefano Patuanelli. «E, nel contratto, è stata inserita a chiare lettere anche la sospensione della prescrizione. La nostra lealtà sul Dl sicurezza non può prescindere da quella della Lega sul tema della prescrizione». Dunque è stata una nuova giornata conclusa con un nulla di fatto sulla riforma della prescrizione. Le commissioni Affari costituzionali e Giustizia della Camera sono bloccate dai veti reciproci dei due alleati di governo e a peggiorare la situazione arriva anche un problema tecnico-formale: l'emendamento pentastellato sullo stop alla prescrizione dopo il primo grado di giudizio, a prescindere se ci sia stata una sentenza di condanna o di assoluzione, potrebbe non essere ammissibile, in quanto - nonostante la nuova formulazione preveda anche una modifica del titolo stesso del ddl - riguarda una materia diversa rispetto al contenuto del provvedimento e con il via libera all'emendamento in questione si allargherebbe appunto la materia del ddl. Ipotesi, questa, fortemente osteggiata dalle opposizioni, che protestano per lo stallo dei lavori e chiedono un intervento del presidente Roberto Fico. Insomma, lo stallo resta e il nodo politico va a intrecciarsi con il nodo puramente tecnico. Tanto che i due presidenti delle commissioni, i pentastellati Brescia e Sarti, ammettono di non essere al momento in grado di esprimersi sull'ammissibilità o meno dell'emendamento "incriminato", non solo perché i leader non si sono ancora visti per cercare una possibile via d'uscita, ma anche perché è necessario capire sul piano tecnico come procedere. E tra slittamenti, rinvii, riunioni e controriunioni, va in scena la protesta delle opposizioni, con un duro botta e risposta tra il dem Emanuele Fiano e uno dei due relatori, la grillina Businarolo. I 5 stelle, però, non intendono mollare la presa. Dunque il nodo non sarà sciolto, stando alle parole del vicepremier, prima dell'ora di pranzo di domani, quando il Senato voterà la fiducia sul decreto sicurezza. Nel frattempo, alla Camera le commissioni non potranno andare avanti: anche il parere dei relatori, entrambi M5s, sugli oltre 300 emendamenti, non sarà conclusivo in quanto giocoforza i circa quindici emendamenti targati Lega dovranno essere accantonati in mancanza di un accodo politico. Sì, perchè gli emendamenti leghisti mirano a modificare, anche nella sostanza, il ddl e «non è che possiamo dargli parere negativo», spiegano fonti M5s. Dal canto loro, i leghisti sono pronti a rivedere le loro richieste di modifica, ma se prima c'è un accordo sulla prescrizione. Che la riforma si farà lo assicura anche Salvini, ma piantando paletti ben precisi: «Noi siamo leali», ma sull'«intesa »ci stiamo ancora lavorando. Io rispetto gli impegni ma non voglio processi eterni soprattutto per gli innocenti, voglio bastonare i colpevoli non gli innocenti«. Tradotto, la norma pentastellata, così come è scritta non va bene. E che la quadra sia ancora lontana lo conferma il messaggio che viene fatto filtrare oggi dopo il vertice notturno di ieri tra il premier Conte e il Guardasigilli Alfonso Bonafede: nessun passo avanti, serve un vertice a tre con Salvini e Di Maio. E dopo il niet serale del leader leghista, anche Di Maio potrebbe annullare la riunione inizialmente convocata per stasera con i ministri M5s.
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