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"In Forza Italia non si meritano il Cav"

Roberto Calderoli analizza la nuova alleanza: "A certi colonnelli azzurri basta il 9%"

"In Forza Italia non si meritano il Cav"

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Roberto Calderoli, vicepresidente del Senato e leghista della prima ora, come mai tanti mal di pancia in Forza Italia per la presenza di Silvio Berlusconi sul palco della Lega a Bologna?

«In Forza Italia, purtroppo, c’è chi non si merita uno come Berlusconi. Pensano sempre al loro orticello per cui è meglio essere colonnelli di una forza del 9%, anche meno in base alla politica che vorrebbero portare al centro, per garantirsi i sempre meno posti del “cerchio magico”, dimenticando quello che è l’obiettivo che invece non sfugge al Cavaliere: un progetto politico alternativo a Renzi».

 

 

I fischi a Berlusconi li ha sentiti?

«Francamente no. Magari ero in una posizione non strategica…. Non ho visto questa reazione negativa da parte della piazza. Ho sentito i mal di pancia di alcuni dirigenti di Forza Italia che son venuti e invece che sostenere Berlusconi erano lì per dovere non per scelta».

 

 

La base leghista però sembra avere le idee chiare: no alla riedizione del vecchio centrodestra.

«Non si riforma niente. Nasce qualcosa di nuovo su presupposti diversi. Un tempo si faceva il discorso aritmetico per vincere le elezioni, oggi si invertono i fattori: prima si decide che cosa si va a fare».

 

 

A piazza del Popolo però Berlusconi non c’era. Oggi sì.

«La politica non è una cosa statica. Rispetto a Roma c’è stata un’evoluzione dei termini della stessa Lega. Quella di Roma era un no a Renzi, quella di Bologna è un no a Renzi e sì a un progetto di Paese che nessuno ha in questo momento. Anche Berlusconi ha portato delle idee, i tre più e i tre meno, su cui è facile trovare una convergenza».

 

 

Su Ue, immigrazione, euro le posizioni tra leghisti e azzurri sono distanti però.

«Queste distanze non le vedo. Che Berlusconi stia con la Merkel ho tutti i dubbi del mondo. È chiaro che se io dico a Berlusconi “usciamo dall’euro” probabilmente dice no, mentre su “cambiamo questa Europa” dirà sì. E sull’euro anche Berlusconi ha parlato di doppia moneta…»

 

 

Il leader del centrodestra oggi è Salvini?

«Quello che porta avanti una linea politica netta è Salvini. Questo non vuole dire che sia leader del centrodestra o il candidato premier: è un discorso che verrà. Prima costruiamo un’area politica ampia per poter governare il Paese e poi parleremo di leadership. È chiaro però che oggi l’iniziativa è in mano a lui in termini di numeri e proposte».

 

 

Salvini lo vede sindaco di Milano?

«Glielo sconsiglierei. Credo che sia incompatibile perché fare il sindaco di Milano è come fare il governatore di una grande regione: impegno che richiede 27 ore su 24. In questo momento abbiamo assolutamente bisogno di Salvini segretario sia come partito sia in termini di coalizione».

 

 

È tra quelli che vuole Alfio Marchini per Roma?

«Marchini non lo conosco, non dico né no né sì. Dico che di scelte civiche ne ho piene le balle. Le abbiamo provate e hanno dato una pessima prova. La società civile viene scambiata come alternativa alla politica. Ma le liste civiche, soprattutto a Roma, sono dei partiti mascherati».

 

 

Allora appoggerebbe Giorgia Meloni?

«È una donna con gli attributi. La votereise fossi romano».

 

 

È pronto a dire addio, da statuto, all’indipendenza della Padania?

(Ride) «Sono discussioni senza senso. Ho scritto tutti gli statuti della Lega successivi a quelli che faceva personalmente Bossi, e questi sono frutto di un dibattito. Per me l’obiettivo dell’indipendenza deve rimanere come “avviso ai naviganti”, fermo restando che così come nel ’96 avevamo parlato di secessione e nel 2000 abbiamo accettato l’intesa purché si raggiungesse il federalismo, oggi ritengo che si possa fare lo stesso con l’obiettivo macro-regionale».

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