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Meduri, il "sughero" della politica sopravvissuto anche a Mani Pulite

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Da consigliere comunale e assessore a sottosegretario di Prodi

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Prima consigliere comunale, poi assessore e infine il salto in regione fino a ottenerne la presidenza. Poi ancora un seggio alla Camera e un posto come sottosegretario alle Infrastrutture, nel secondo governo guidato da Romano Prodi. Luigi Meduri, 73 anni, originario di Reggio Calabria, è stato arrestato ieri nel corso dell'inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza. L'indagato, accusato di aver interpretato il ruolo di «mediatore» degli interessi di alcune imprese promettendo e consegnando denaro, è un politico di lungo corso. Dalla Democrazia Cristiana al Partito Democratico passando per il Partito Popolare Italiano e la Margherita. Meduri, laureato in giurisprudenza e giornalista pubblicista, ha vinto le sue prime elezioni nel lontano 1975. Quarant'anni fa infatti entra a far parte del consiglio comunale di Reggio Calabria e ci resta fino al 1990, rappresentando la corrente che faceva capo prima ad Andreotti, poi a Gava e Scotti. Quindici anni in cui il politico ha potuto consolidare il suo bacino elettorale ricoprendo anche il ruolo di assessore comunale alla Pubblica Istruzione ed alla Cultura. Tra le fila della vecchia Democrazia Cristiana Meduri riesce a ritagliarsi il suo posto e, qualche anno dopo essere approdato in consiglio regionale, entra in giunta. Diviene infatti assessore regionale con deleghe al Lavoro, alla Formazione professionale e alla Pubblica Istruzione. Nel frattempo, il suo ruolo all'interno del pentapartito cresce e il politico ricopre numerosi incarichi sotto il simbolo dello scudo crociato. Nel 1992 Meduri incontra per la prima volta la giustizia. Viene arrestato nell'ambito dell'inchiesta sulla «Tangentopoli regina», venendo in seguito assolto. Il tempo trascorre, l'inchiesta «mani pulite» avanza e la DC si dissolve. Meduri abbandona la nave, aderendo al Partito Popolare Italiano. Il suo ruolo cresce e nel 1999 diventa presidente della Regione Calabria in seguito a un ribaltone che costringe alle dimissioni l'allora governatore di centrodestra Giuseppe Nisticò e grazie al'appoggio esterno dell'Ulivo. Anche nel 2000 riesce ad agiudicarsi un seggio come consigliere regionale, ma decide di dimettersi l'anno seguente per varcare la soglia di Montecitorio. Meduri entra a far parte degli eletti alla Camera dei deputati nel 2001, attraverso il colleggio uninominale di Locri, in provincia di Reggio Calabria. Ci riprova anche dopo 5 anni, nel 2006. Ma dopo essersi candidato con la Margherita non viene eletto. Ad ogni modo riesce ad ottenere un posto come sottosegretario alle Infrastrutture. Era il secondo governo guidato da Romano Prodi. In quegli anni si inizia a pensare al Partito Democratico e così Meduri è tra i primi ad iscriversi entrando anche a far parte dell'assemblea costituente. Adesso però il Pd volta le spalle: «La commissione nazionale di garanzia del Partito Democratico - si legge in una nota - a seguito dei provvedimenti disposti dalla magistratura nei confronti di Luigi Meduri e applicando le norme previste dal proprio regolamento, ha deciso di sospenderlo dall'albo degli iscritti e degli elettori e dagli organismi di cui fa parte con provvedimento immediatamente esecutivo».

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