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L'aspirina Dem: meno commissioni

Marino travolto dall'inchiesta, la maggioranza azzera gli organi consiliari Ferrari lascia la Bilancio, Panecaldo favorito. Rebus Giansanti nella civica

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Il Partito democratico che vorrebbe decidere per tutti, Sel che consulta la rete per prendere decisioni scimmiottando Grillo, la Lista Marino che vorrebbe sostituire il capogruppo ma non c'è nessuno disponibile a prendersi la gatta da pelare. La maggioranza di centrosinistra in Assemblea Capitolina è sull'orlo di una crisi di nervi. Mafia Capitale ha scompaginato tutti gli equilibri, gettando nel panico una classe politica che non vuole mollare la città e stendere il tappeto rosso a ai 5 Stelle. Con il Pd che sente la necessità di fare pulizia giocando sul filo labile a metà fra garantismo e inattaccabilità. Il tutto condito dalle solite, inarrestabili, fronde interne.   L'UOMO DEI COCCI Una situazione che metterebbe in difficoltà anche il politico più navigato. Figuriamoci un «novellino» come Ignazio Marino, che da giorni sta sfogando il suo nervosismo sui cronisti. E così la croce toccherà ancora una volta portarla a Fabrizio Panecaldo. Il coordinatore della maggioranza ieri ha nuovamente serrato le fila. Il sindaco gli ha chiesto di aggiungere al suo ruolo di capo della maggioranza e capogruppo del Pd anche quello di presidente della commissione capitolina Bilancio. Matteo Orfini, dall'altra parte, gli chiede di aiutare Marino a restare in piedi. «Sono un soldato, ma sono anche un essere un umano», si sarebbe sfogato ieri il capogruppo, prima di gettarsi nella lunga maratona Dem, terminata a tarda sera.   LE COMMISSIONI Il punto da cui ricominciare sono certamente le commissioni. Marino ha chiesto ai tre consiglieri sottoposti a indagine (non formalmente indagati, ma «attenzionati» dal Ros), ovvero Francesco D'Ausilio, Alfredo Ferrari e Luca Giansanti, di fare un passo indietro. La quadra va trovata nell'accorpamento a 12 commissioni, con l'eliminazione delle speciali. Alla fine resteranno le 9 permanenti Bilancio-Personale-Statuto; Turismo-Cultura; Urbanistica-Patrimonio; Scuola-Sport; Sociale-Casa; Commercio; Lavori pubblici; Ambiente; Trasporti. Più quelle statutarie: Elette, Controllo e garanzia, Roma Capitale. Se la commissione Bilancio fosse assegnata a Panecaldo, è possibile che il ruolo di capogruppo del Pd possa finire a Giulia Tempesta, che ha già ricoperto l'incarico per qualche settimana dopo le dimissioni di Francesco D'Ausilio nel novembre scorso. «Avremo il quadro completo entro 48 ore», ha assicurato Panecaldo, insieme al presidente d'Aula, Valeria Baglio.   SEL COME I 5 STELLE Ma può il Pd decidere per tutti? I Dem sono sicuramente il partito di riferimento ed è ovvio che la Lista Marino sia una sua appendice. Resta il fatto che i vendoliani sembra non ci stiano a recitare il ruolo di comprimari. Ieri il capogruppo Gianluca Peciola ha mostrato il suo malcontento, affermando che «non può decidere tutto Orfini» e ricordando che «loro sono commissariati, noi no». È per questo che Sel ha deciso di svolgere una consultazione fra la base (anche attraverso la rete) per decidere se Luigi Nieri dovrà rimanere vicesindaco (c'è chi dice che in ballo ci sia anche la sua permanenza nella stessa Sel) e se Annamaria Cesaretti, presente più volte nelle carte di Mafia Capitale, dovrà restare alla presidenza della commissione Trasporti.   L'INCOGNITA GIANSANTI Intanto, come richiesto da Panecaldo (e dal sindaco stesso, pare), ieri Alfredo Ferrari si è dimesso da presidente della commissione Bilancio. In linea teorica, si attende lo stesso gesto da Giansanti, al vertice del gruppo Lista Marino. In civica, però sembra non esserci nessuno disposto a prendere il suo posto: Riccardo Magi è un Radicale «in prestito», Franco Marino è vicepresidente d'Aula, Svetlana Celli è delegata in Città Metropolitana e Rita Paris non sarebbe disponibile per motivi personali. E allora? «Troveremo una soluzione», ammettono con un po' di imbarazzo.   I «PIOTTARI» DEL CONSIGLIO Tornando al Pd, ieri Fabrizio Panecaldo ha parlato ufficialmente, per la prima volta, del nuovo tsunami di Mafia Capitale. «Quello che sta emergendo oggi e che stanno uscendo fuori quelli che a Roma vengono definiti "piottari", cioè gente che per poche centinaia e migliaia di euro ha messo una comunità in grandissima difficoltà». Per Panecaldo, «Mafia capitale è come Mani pulite».   ANCORA BAGARRE IN AULA In tutto questo, le opposizioni continuano a fare pressioni per far dimettere il primo cittadino e tornare a votare. Ieri in piazza del Campidoglio ancora cori da stadio provenienti da militanti di CasaPound, mentre la Lista Marchini, capitanata da Alessandro Onorato, si è esibita in un «reading» delle intercettazioni, sulla falsa riga di quanto già esibito nei giorni scorsi dal M5S.

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