Lino Banfi: "Hanno solo eseguito gli ordini Non dovevano tornare in India"
Il 14 giugno tutti insieme e nessuno indietro in piazza affinché i nostri militari possano tornare a casa
Un pensiero per la libertà dei marò e un piacevole ritorno con la memoria alla propria giovinezza, quando da soldato pugliese prestò servizio militare come fante, in una caserma ligure. Lino Banfi, uno dei più popolari e amati artisti italiani, non ha dubbi: «La detenzione in India dei fucilieri Massimiliano Latorre e Salvatore Girone è una autentica assurdità». L'attore è appena rientrato nella Capitale dopo aver ricevuto un riconoscimento di cui va orgoglioso. «Ad Amalfi - racconta - sono stato premiato da Renzo Ulivieri, presidente dell'Associazione italiana allenatori, con il patentino da tecnico effettivo. Un tributo per me, ma soprattutto per Oronzo Canà». Il marò Massimiliano Latorre conserva con gioia una foto che vi ritrae insieme, nella base della Marina militare a Durazzo, in Albania. «Fu una giornata indimenticabile. Ero lì per celebrare la Festa della Forze Armate. La Rai aveva chiesto ai militari di indicare un ospite per il collegamento con una trasmissione condotta da Milly Carlucci». Come avvenne la scelta? «Ci fu una sorta di referendum e il mio nome riscosse un consenso unanime. Quando arrivai, mi accolsero come una ovazione. E tanti marinai mi chiesero di fare una foto insieme per conservare un ricordo delle ore trascorse insieme». Che idea si è fatto della vicenda dei Leoni del San Marco in India? «Stimo molto i nostri due marò. È una storia molto sentita da tutti gli italiani». Li ha visti in televisione durante il collegamento da Nuova Delhi con le Commissioni parlamentari Esteri e Difesa riunite nella Sala del Mappamondo? «Sì. Mi hanno colpito molto i toni dei loro interventi. Girone ha urlato per chiedere giustizia. Mi meraviglio solo che non lo abbia fatto prima». Auspicano che si arrivi ad una svolta. «La verità è che non dovevano tornare in India. Non sono altro che militari, hanno eseguito gli ordini. Non sono colpevoli di niente». Da ventotto mesi sono prigionieri, senza alcuna imputazione. «Una assurdità, come se prendi due persone che fanno il loro dovere e le metti in galera dicendo: «Poi stabiliamo se siete colpevoli o no». E senza indicazioni sulla data del verdetto». L'Italia poteva fare di più per arrivare ad una soluzione? «Non so se la pecca è alla base, del governo o del ministro degli Esteri del tempo. Anche il presidente Giorgio Napolitano avrebbe dovuto intervenire prima. La questione è stata presa sottogamba, sottovalutata. Ha prevalso la linea di non incrinare i rapporti con l'India. Non si è tenuto conto che i nostri soldati potrebbero rimanere lì altri cinque anni». Latorre e Girone sono due suoi conterranei. «Sono tanti i pugliesi che indossano la divisa, con l'orgoglio di fare qualcosa di importante per la patria. Fanno il loro dovere, come Latorre e Girone, che - lo ripeto - non dovrebbero essere a Nuova Delhi». In gioventù è stato soldato di leva? «Certamente. Ho fatto il militare cinquanta anni fa. Ero nell'Ottantanovesimo Fanteria ad Arma di Taggia, vicino Sanremo». Che mansioni svolse? «Fui fortunato. Appena lessero sulla mia carta d'identità che facevo l'artista di varietà, mi impiegarono nell'organizzazione di spettacoli. Ho trascorso diciotto mesi memorabili. Allora ero magro, facevo l'attore di fotoromanzi. Non avevo un lavoro fisso e porto nel cuore quell'esperienza come un momento di maturazione. Quando finì la naja non ero contento di tornare a casa, come altri commilitoni. Mi domandavo dispiaciuto: «E ora dove vado?». Sabato 14 a Roma è in programma il corteo «Tutti insieme, nessuno indietro». «Sarò idealmente presente per questa sacrosanta battaglia di libertà».
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