La truffa del secolo alla banca vaticana
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Quando gli uomini della Gendarmeria della Santa Sede hanno aperto la valigetta ventiquattr’ore non hanno potuto credere ai loro occhi. C’erano, uno sull’altro, bond del valore di duemila 866 miliardi e 366 milioni in dollari Usa, di Hong Kong ed euro, che l’austriaco Zvonko Berdik e lo statunitense Owen Thomas Lennon volevano depositare all’Istituto opere religiose (Ior), la banca vaticana. In compenso, avrebbero fatto «elargizioni generose alla Chiesa». Documentazione ritenuta, allo stato, fasulla, ma nelle mani di due soggetti che farebbero parte di un circuito internazionale di intermediari finanziari. Un sottobosco dell’economia mondiale, portata alla luce dalle indagini del comando provinciale della Guardia di finanza di Roma, alla guida del generale Ivano Maccani. L’inchiesta, coordinata dalla Procura della Repubblica capitolina e svolta sul campo dai militari del Primo gruppo, al comando del colonnello Daniele Sanapo, è la prima fatta in collaborazione con la Gendarmeria vaticana in materia finanziaria. L’ipotesi sulla quale stanno lavorando gli investigatori delle Fiamme gialle è che nello Ior ci fosse un contato, anche se dai primi riscontri sulle utenze cellulari dei due indagati, accusati di tentata truffa, non sono ancora emersi riferimenti specifici. Ma è certo che l’obiettivo fosse di depositare i bond nelle cassette di sicurezza della Santa sede, così da ottenere una garanzia di altissimo livello che gli avrebbe consentito di avere linee di credito internazionali per miliardi, così come di poter continuare con le truffe in altre nazioni. ALLE PORTEDEL VATICANO I fatti risalgono all’11 marzo scorso, quando Berdik e Lennon si presentano all’ingresso dello Stato del Vaticano. Raccontano che devono andare allo Ior, dove c’è un funzionario che li attende e che sono amministratori della Bedford International Financial Group, una società con sede in Canada. Così, la Gendarmeria li invita a mostrare i documenti e ad aprire la valigetta che portavano. Ad uno ad uno Berdik tira fuori bond per migliaia di miliardi emessi dalla sua società, con le documentazioni che dimostravano la copertura degli stessi bond con titoli di stato cinesi, coreani, tedeschi della seconda guerra mondiale e dollari Usa del periodo della Depressione (1929), simili, questi ultimi, ad altri sequestrati due anni fa tra Roma e Viterbo. Dai controlli sui titoli, inoltre, è emerso che i depositi erano in banche di tutto il mondo, compreso la Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti d’America. Il tutto, poi, era autenticato dalla firma di un notaio olandese realmente esistente. IL PASS DIPLOMATICODELL’ONU La svolta nelle indagini è avvenuta con l’intervento della Guardia di finanza, allertata dalla Gendarmeria in attuazione dell’articolo 22 dei Patti Lateranensi. Gli investigatori hanno individuato l’alloggio dei due, nell’hotel Michelangelo – non lontano dal Vaticano -, e hanno compiuto un’accurata perquisizione. Così, è saltata fuori una mole enorme di documenti, tra i quali tre passaporti intestati a Berdik: due olandesi, entrambi valevoli, e uno malese. Poi un pass di immunità diplomatica dell’Onu, titoli per miliardi intestati alla società canadese, carte di credito emesse da Bank of China, Industrial and Commercial Bank of China e Banco Bilbao Vizcaya Argentaria (Spagna). Tutti i titoli trovati nella camera d’albergo, inoltre, presentavano garanzie rilasciate da organi internazionali di controllo di certificazione dei broker, quale la Euroclear Dtc, un’organizzazione privata che permette la circolazione dei valori finanziari. All’interno di una borsa, invece, c’erano tutti i timbri utilizzati dai due per falsificare – a quanto attualmente risulta – tutte le documentazioni. Infine, sono state rinvenute lettere inviate a organi internazionali, come quella spedita al presidente della Banca centrale di El Salvador, in cui si parla di transazioni finanziare per 500 milioni con la Banca mondiale, un’istituzione dell’Onu con sede a Washington, oltre a procedure di attivazione per la transazione con titoli emessi dalla Bedford International Financial Group, autorizzati dai paesi del G20 con l’assemblea generale delle Nazioni Unite. I documenti sequestrati, però, presentano anche errori decisamente grossolani, come il nome dell’ex presidente John Kennedy, trascritto «Jon». E non solo, perché dalla traduzione dell’atto emergono, addirittura, riferimenti a «condotte criminali poste in essere dal presidente J.F. Kennedy e dal fratello Robert». I RISCONTRIDELL’INTELLIGENCE Particolare che ha fatto luce sulla personalità di Berdik è giunto dal ritrovamento di 5 dvd contenenti video registrati dalla polizia di Hong kong, relativi a un suo precedente arresto per truffa. Non è chiaro come l’uomo sia venuto in possesso di quel materiale, che presenta anche i sigilli delle autorità cinesi. Di fatto, però, sono scattati gli accertamenti dei Servizi vaticani per far luce sul personaggio che credeva, indisturbatamente, di poter


