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Grillo: «Voglio uno Stato con le palle, eliminiamo i sindacati»

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BeppeGrillo alza i toni e in un comizio a Brindisi non fa sconti. Soffermandosi poi sull'intervento occidentale in Mali, Grillo parla di «missioni di pace in guerra» e accusa come il vero scopo della guerra non sia la presenza di musulmani ma «la presenza di oro, uranio, manganese». Il comico non tralascia le questioni di attualità più locali come il caso Ilva proponendo di prendere i soldi ai Riva per pagare i danni alla salute e all'ambiente, e di introdurre i dazi sulla produzione cinese. «Noi vogliamo la democrazia - ha aggiunto - non abbiamo idee né di destra né di sinistra ma idee e basta. Adesso andate in giro per tutta la Puglia e spargete il verbo». Le reazioni non sono mancate. Non usa mezzi termini il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. «Ci mancava solo la proposta per un'Italia con gli stivaloni in questa campagna elettorale. Non si capisce francamente, con tutto il rispetto, che tipo di paese e di società ha in testa Beppe Grillo. Visto che lui - sottolinea ancora Bonanni - va reclamando più democrazia, vogliamo ricordargli che senza sindacati non c'è democrazia in un paese libero e civile. La piazza non potrà mai sostituire per tutti i lavoratori uno strumento di espressione libera e democratica come il sindacato, in qualsiasi paese del mondo. Quanto alle aziende - aggiunge il segretario generale in una nota - la Cisl è per una vera democrazia economica, in cui i lavoratori partecipino agli utili aziendali, in un rapporto di pari dignità tra capitale e lavoro». Il segretario della Uil, Luigi Angeletti, sottolinea: «Siamo d'accordo con Grillo, trasferiamo la proprietà delle imprese ai lavoratori e il sindacato diventerà inutile». Il numero uno dell'Ugl, Giovanni Centrella, insiste: «Grillo non propone nulla di nuovo, la sua idea è in realtà vecchia, e come altri partiti usa il sindacato come capro espiatorio buono per tutte le stagioni e per tutti i problemi, utile a chi è a corto di idee». Intanto qualcosa si muove nel MoVimento 5 Stelle. Un nuovo «partito» formato dai «dissidenti» grillini ma senza leader carismatici per portare avanti la «democrazia reale» depurata di «marketing politico e slogan». Un progetto già iniziato. Al momento un «cantiere molto folto» che comprende fuoriusciti e delusi 5 Stelle di tutta Italia stanchi della «deriva padronale» Grillo-Casaleggio e di essere «pecorelle che seguono il Vangelo acriticamente» spiega Giovanni Favia, consigliere, ex 5 Stelle, in Emilia Romagna e neo candidato alla Camera per Rivoluzione Civile, che delinea la nascita del nuovo soggetto politico.

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