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Fli non rompe sulla giustizia

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Gianfranco Fini

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L'ordine è partito direttamente dal telefonino del capo: nessun commento nel dibattito sulla riforma della giustizia. E stavolta i finiani hanno rispettato le disposizioni arrivate dal presidente della Camera. Il clima che si respira dentro Futuro e Libertà è di attesa. Si aspetta di capire quali sono i reali contenuti del disegno di legge al quale sta lavorando il ministro Angelino Alfano, di sapere se veramente tutto quello che poteva essere oggetto di scontro è stato eliminato. Come ad esempio la norma transitoria sul processo breve alla quale gli uomini di Gianfranco Fini hanno sempre detto di no. Il Guardasigilli ha comunque spiegato che nel testo non è stata inserita, il ddl è stato «ripulito» e «sterilizzato» proprio come voleva Fli. Ma la tregua con il Pdl si regge anche sull'attesa di sapere se la paura di Berlusconi di essere finito di nuovo dentro la centrifuga delle inchieste di una parte della magistratura è vera oppure no. Una accelerazione in quella direzione cambierebbe completamente tutto il quadro politico. Così l'ordine è di tenere un profilo basso, bassissimo.   Evitare insomma scontri e polemiche di qualsiasi tipo. Se nulla accade la previsione che si fa dentro il Pdl è che la tregua tra Berlusconi e Fini reggerà almeno fino all'approvazione della Finanziaria. Poi, da gennaio, potrebbero ripartire polemiche e tensioni. Intanto oggi Alfano andrà a Montecitorio per illustrare a Gianfranco Fini proprio il ddl sulla giustizia. Al centro del colloquio ci sarà anche il Lodo Alfano il cui voto degli emendamenti dovrebbe riprendere oggi in commissione Affari Costituzionali del Senato. Il confronto sulla riforma della giustizia riguarderà invece la separazione delle carriere, il doppio Csm, il fatto che la Corte Costituzionale si pronunci con i due terzi anziché con la maggioranza semplice. Su quest'ultimo punto, annunciato dal legale del premier Niccolò Ghedini durante la Consulta della Giustizia del Pdl e scritto in una delle ultime bozze della riforma, forse potrebbe esserci un ripensamento. Ma in molti nella maggioranza guardano con favore alla modifica. In attesa dell'incontro di oggi i tecnici del centrodestra continuano a lavorare per dare gli ultimi aggiustamenti al testo. Tra le novità che dovrebbero venire inserite rispetto alla versione originaria ce n'è una che si ispira a una delle bozze Boato messe a punto durante la Bicamerale di Massimo D'Alema e che riguarda l'istituzione dell'Alta Corte di disciplina, un organismo che dovrebbe sostituire la sezione disciplinare dell'organo di autogoverno della magistratura e che prenderà vita al di fuori di questo. Occupandosi di magistratura ordinaria, amministrativa e contabile. I componenti saranno scelti all'interno dei due Consigli Superiori della Magistratura (uno per i giudici, uno per i pm) che si intendono realizzare come conseguenza della separazione delle carriere. Il presidente verrà indicato tra i membri eletti dal Parlamento. Allo studio ci sarebbe anche un'altra modifica che riguarda i due Csm. In una delle bozze di riforma più recenti si era proposto di far eleggere i componenti per un terzo dalla magistratura, per un terzo dalle Camere e per un terzo dal presidente della Repubblica. Ora spunta un'altra ipotesi: un terzo dei componenti verrà sempre deciso dalle toghe, mentre il Parlamento dovrà indicarne i due terzi. Ma Fli non guarda solo al tema della giustizia. I finiani attendono al varco anche il ministro Tremonti. Vogliono sapere quali saranno i provvedimenti a favore delle imprese e in che modo il governo pensa di abbassare la pressione fiscale nei confronti delle famiglie. Temi sui quali, secondo i parlamentari di Fli, il governo è rimasto ancora troppo sul vago. Intanto nel movimento di Gianfranco Fini si continua a lavorare per trovare il simbolo del nuovo partito. Generazione Italia e Farefuturo proseguono a raccogliere i bozzetti che arrivano dei simpatizzanti di tutta la penisola. Tra le decine e decine di proposte ne sono già state selezionate alcune ritenute più rappresentative.   L'idea finora più accreditata è quella di un cerchio «spezzato» che reca all'interno la scritta Fli sullo sfondo tricolore, a rappresentare il futuro dell'Italia, come recita il logo dei gruppi parlamentari. Il cerchio «spezzato» ha raccolto i consensi di coloro che hanno fatto una prima selezione delle proposte grafiche. Ed è evidente, sostiene chi sta selezionando il simbolo, la metafora politica: Silvio Berlusconi vuole la chiusura del cerchio a tutti i costi, anche quando questo è politicamente impossibile; per i finiani quel tratta di circonferenza non tracciata rappresenterebbe il dubbio, la necessità di un dialogo, una prospettiva politica aperta.

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