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Solo nelle ultime due elezioni politiche gli italiani residenti all'estero «aventi diritto», hanno potuto esprimere il loro voto.

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Quellodei plichi fu un problema immediatamente sollevato perché, ad esempio, il legislatore originario non tenne conto di un elemento apparentemente non ignorabile, quello delle diversità dei sistemi postali dei singoli Stati e anche delle diverse condizioni nelle quali gli elettori che risiedono in zone distanti da centri abitati si trovano per potere esercitare il loro diritto nei termini massimi consentiti dalla legge. In effetti in occasione di tutte e due le precedenti consultazioni, quella della mancata consegna dei plichi fu una delle questioni sollevate da tutti gli schieramenti, che avevano intuito come il «dopo voto» avrebbe dato il via, per come in effetti diede, a recriminazioni, ricorsi, «casi». Un altro dei punti deboli del sistema fu considerato quello della relativa facilità a intervenire sul contenuto dei plichi durante le tante fasi della consegna all'elettore e, dopo, all'ufficio consolare e, quindi, al seggio in Italia. Altro punto critico fu quello degli orari degli uffici consolari, non uniformati e, quindi, per questo non lasciando alla totalità degli elettori italiani all'estero le medesime condizioni per potere esprimere il voto. In qualche caso – come accadde due anni fa per gli italiani residenti alle Bahamas – i plichi non furono consegnati materialmente agli elettori, ma lasciati nelle p.o.box, cioè semplice caselle postali. Ora, alle Bahamas i tempi di distribuzione vengono definiti «lenti», troppo per consentire il ritiro e la spedizione successiva al consolato competente per territorio, quello di Miami (in Florida). Sono stati problemi gravi e ripetutamente denunciati, a livello locale, tanto che i componenti del Comitato del senato per le questioni degli italiani presero carte e penna per scrivere a Prodi e D'Alema, all'epoca presidente del consiglio e ministro degli Esteri, sottolineando la necessità di una «grande attenzione nell'organizzazione delle procedure di voto e dello spoglio delle schede elettorali». Anche le procedure di spoglio si sono prestate a censure. Nel 2006 a Castelnuovo di Porto (a circa 40 km da Roma) si concentrarono, in uno stesso luogo fisico, 3825 tra presidenti e scrutatori, 250 impiegati del Comune capitolino, 350 vigili urbani e decine e decine di rappresentanti di lista. Risultato: caos dentro il sito, un ingorgo dantesco lungo le strade di accesso. Nel 2008 sono state apportate delle modifiche, che hanno attenuato i problemi.

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