Bossi: "Immigrati a casa loro", Fini: "Inutili anatemi"
Dalla legge sull'immigrazione del 2002 che porta la firma di entrambi, alle profonde divergenze di oggi. Ogni volta che si discute di politiche di accoglienza e di immigrati Gianfranco Fini e Umberto Bossi sono sempre più distanti. Il leader leghista arriva alla Camera per il voto di fiducia sul dl Ronchi e spara a zero: «Gli immigrati devono essere mandati a casa loro. Non c'è lavoro nemmeno per noi...». Praticamente in tempo reale gli risponde il presidente della Camera, nel corso di un convegno insieme a Italo Bocchino e il finanziare Tarak Ben Ammar: «Con gli anatemi e le battute liquidatorie non si risolvono i problemi. Francamente non capisco queste chiusure contro il buon senso e anche contro l'interesse del nostro paese». Lo scontro tra i due leader evidenzia una divisione più ampia all'interno del Pdl. Da una parte ci sono i "finiani" cofirmatari di un progetto di legge per estendere il diritto di voto alle amministrative agli extracomunitari in Italia da almeno cinque anni; dall'altra c'è chi, come il capogruppo alla Camera Fabrizio Cicchitto, definisce «inaccettabile che alcuni colleghi abbiano presentato un ddl con esponenti dell'opposizione» e «senza che la proposta sia contenuta nel programma di governo». Il provvedimento è quello illustrato a Montecitorio da Walter Veltroni, Flavia Perina, Leoluca Orlando e Roberto Rao, deputati di Pd, Pdl, Idv e Udc. «Ci sono temi sui quali è naturale che persone con idee diverse possano convergere», dice Veltroni. La Perina respinge le critiche di «inciucio» rivoltele dal 'Giornalè e invita a «superare gli schemi». Più netta la replica "preventiva" del Fabio Granata, finiano, cofirmatario anche del ddl sulla cittadinanza: «Neanche "scudo fiscale" e privatizzazione dell'acqua - dice - erano nel programma di governo». Ma le iniziative dei finiani non piacciono nel Pdl. Riccardo Mazzoni le definisce «comiche finali» e Isabella Bertolini ricorda come ci siano «ben altre priorità per il Paese». Il colpo più duro però è di Bossi. «Restiamo della nostra idea - dice - gli immigrati devono essere mandati a casa loro». La replica di Fini arriva nel corso dell'incontro "L'Italia a chi la ama", organizzato dalle fondazioni Farefuturo e Con a Montecitorio: «Spero che sull'ipotesi di una sorta di 'ius solis' temperato si riesca a ragionare senza anatemi - afferma - Si deve agire su legalità e integrazione. Con la stessa convinzione con cui ho firmato una legge che porta il mio nome chiedo alla politica di occuparsi dell'altra faccia della medaglia».
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