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Luca presenta la sua Fondazione: "Non faccio partiti né complotti"

Luca di Montezemolo

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«Non siamo un partito né un movimento politico. E non c'è alcun complotto». Luca Cordero di Montezemolo nel giorno in cui la Consulta mette a soqquadro la politica sgombra subito il campo da equivoci e tentazioni. E mette in un angolo tutti coloro che negli ultimi tempi lo hanno «evocato» per candidarlo alla guida di una nuova formazione politica o di un ipotetico governo tecnico. «In Italia — spiega alla platea di imprenditori e politici invitati ad ascoltarlo a palazzo Colonna a Roma per la presentazione della sua fondazione Italia Futura — è in carica un governo pienamente legittimato da un ampio mandato elettorale, che io auspico completi la legislatura e che deve essere giudicato sulla base dei risultati». Mano tesa a Berlusconi dunque, ma anche al centrosinistra. Per mantenersi perfettamente equidistante. «Esiste un'opposizione — aggiunge — che merita rispetto e che sta trovando la sua strada proprio in questi giorni. A nessuno — e tanto meno al nostro Paese — servirebbe oggi l'ennesimo partito». Nessun inciucio, dunque, nessuna «oscura manovra». E sulla stessa frequenza si sintonizza anche Gianfranco Fini, chiamato insieme a Enrico Letta e Andrea Riccardi, il fondatore della comunità di Sant'Egidio, a far da «levatore» alla Fondazione.  «Non ho in mente né di fare grandi coalizioni, né di fare un partito con Letta, Montezemolo e Riccardi - commenta il presidente della Camera — Ma auspico che su alcune grandi sfide, sui mali antichi, per l'Italia, fra cinque anni ci sia una politica per cui non ci sia nessuno scandalo se si fa una riforma come quella delle pensioni, costruendo quel minimo di ponte possibile, senza scavare ulteriormente tra maggioranza e opposizione». Montezemolo però, anche se giura di non avere in mente di calarsi nella sfida politica, non rinuncia a critiche. Ovviamente equamente divise tra centrodestra e centrosinistra per non far torto a nessuno. «In Italia viviamo una situazione paradossale, alcuni settori della maggioranza gridano al golpe mentre un pezzo dell'opposizione denuncia il regime. Nel frattempo lo Stato sembra ogni giorno più debole. Forse dietro tutto questo clamore si nasconde la difficoltà ad affrontare i problemi reali del Paese». E proprio per dare un «contributo» allo sviluppo del Paese, Montezemolo spiega che è nata la sua Fondazione. «Come sempre la realtà è molto più lineare delle fantasie. Invece Italia Futura, molto semplicemente, è quello che dice di essere, un luogo di idee e proposte che ha un'unica e trasparente missione: far emergere le molte capacità di cui è ricco il nostro Paese per coinvolgerle nell'elaborazione di un progetto sul futuro dell'Italia». «In altri Paesi — aggiunge — si tratterebbe di una missione del tutto normale, e penso in particolare agli Stati Uniti e alla loro ricca tradizione di centri di riflessione sul futuro della nazione. In Italia, invece, tutto tende a diventare oscuro e complottistico». Complotti che anche Gianfranco Fini mette subito in chiaro di non voler fare. Però il presidente della Camera rivendica la possibilità di poter lavorare a stretto contatto con l'opposizione. Magari portando a casa qualche riforma fatta insieme. «Usciamo dalla logica delle ideologie — spiega — altrimenti continueremo questa perenne campagna elettorale dove si evidenzia sempre ciò che ci divide più di quello che ci unisce». «Questa — prosegue — è una logica da derby continuo che però va smontata, il nostro compito è di cercare delle convergenze piuttosto che evitarle, uscire da questo bipolarismo infantile, muscolare. Dobbiamo avere il coraggio di fare scelte anche impopolari». E una delle riforme alle quali Fini spiega di tenere in particolar modo è quella del federalismo. «Ci sono dei processi — commenta — che devono necessariamente essere portati a compimento, altrimenti tra qualche anno i nostri figli non ce lo perdoneranno. E uno di questi è il federalismo delle istituzioni, l'ultimo anello che ancora manca». Insomma, è il pensiero del presidente della Camera, «l'Italia è di tutti, ci sono dei nodi da risolvere: smettiamola di dire lo faremo in futuro. Facciamolo oggi». Ma al «suo» convegno Montezemolo ha dovuto fare i conti anche con le Iene che lo hanno aspettato all'entrata. Enrico Lucci lo saluta apostrofandolo con un «pisellone» e gli chiede a che serva una iniziativa di questo tipo per far muovere l'Italia quando «avete tutti il culo parato». «Proprio perché uno ha il culo parato - sorride Montezemolo - si deve preoccupare con gli altri».

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