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Montino: "Così borgate bloccate"

Esterino Montino (Foto GmT)

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Il ministro Bondi avrebbe deciso di bloccare un milione di metri cubi nello spicchio di campagna romana che abbraccia i quartieri di Tor Pagnotta, Cecchignola, Castel di Leva, Falcognana, Solforata. Quartieri a cui servono infrastrutture e servizi, per cui i piani di sviluppo sono già previsti (e in tanti casi approvati dal Consiglio comunale). Montino è netto: «Abbiamo salvaguardato Tor Marancia e tutti gli altri parchi, vincolato 35 mila ettari. Basta così. Non servono altri limiti». Assessore Montino, la Soprintendenza lamenta che la Regione Lazio non ha mai risposto alle 120 osservazioni al piano paesaggistico presentate tempo fa... «Abbiamo ricevuto 11 mila osservazioni, formulate da enti locali e da privati. Ne abbiamo valutate 3 mila, ovviamente risponderemo a tutti. Ma non possiamo certo estrapolare le 120 osservazioni del ministero dei Beni culturali». Come si spiega la volontà del governo di mettere un vincolo su quest'area a sud della Capitale? «Non me la spiego. Soltanto un anno fa il Comune di Roma e la Regione Lazio hanno approvato il Piano regolatore, che è ovviamente parallelo al piano paesaggistico. Voglio dire che non ci troviamo di fronte a progetti di dieci anni fa per cui si possono scoprire nuove zone da tutelare. Qui tutto è già scritto da tempo». Quali sono i rischi a cui andrebbe incontro la città eterna se il Ministero stabilisse i nuovi limiti? «Si bloccherebbero le borgate che si trovano tra Laurentina e Ardeatina e per cui è già stato immaginato lo sviluppo, soprattutto i servizi. In quella zona, peraltro, ci sono le compensazioni. Ci abbiamo messo quindici anni per stabilire che gli imprenditori non dovessero costruire in altre aree tutelate, benché di loro proprietà, e li abbiamo trasferiti in quella zona. E adesso che succede? Arriva la Soprintendenza per mettere dei vincoli? Ma forza, siamo seri: si aprirebbe un contenzioso enorme. Sarebbe come dire che soltanto i furbi vanno avanti. Non si può fare. Inoltre il piano paesaggistico è una competenza esclusivamente regionale. Il Ministero può darci suggerimenti ma non bloccare 5-6 mila ettari di territorio. Non vorrei essere frainteso: la tutela dell'agro romano è necessaria ma servono politiche positive e non vincoli, che peraltro in questo momento di crisi sarebbero una sciagura per le imprese e per i lavoratori». Ma poi in quei terreni non volevano trasferirci i campi rom? Come mai adesso sono diventati di pregio? «Non lo so. Le aree di carattere archeologico sono già state bloccate, quelle naturalistiche sono state inserite nel parco di Decima che ha vincolato una vasta zona, poi ci sono stati i limiti che abbiamo messo per difendere le aree agricole. Sinceramente credo che non ci sia ragione per stabilire un altro vincolo diffuso». Pensa che ci siano motivazioni politiche dietro l'orientamento del dicastero di via del Collegio romano? «Si è aperto uno scontro tra il ministero dei Beni culturali e il Campidoglio. Mi sembra che il governo voglia punire Roma e il Lazio. Ma da tempo. Guarda caso siamo stati gli unici a essere penalizzati sia nella sanità sia nei famosi finanziamenti promessi alla Capitale, fondi della Regione Lazio che il governo ci ha obbligato a trasferire a Roma. E poi c'è una resa dei conti nel Pdl, tra la componente di Forza Italia e quella di Alleanza Nazionale. In ogni caso condivido le posizioni espresse dal sindaco Alemanno. Il ministero non può fermare il progresso».

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