Allo stato delle cose questo signore, che è anche ...
Come altro si dovrebbe definire uno che frequenta malviventi anche latitanti, chiede e ottiene voti nelle elezioni, fa affari con loro, sul piano personale e familiare? Di uno così - se permettete - una Procura seria, convinta delle accuse, si decide a chiedere l'arresto, prima ancora di un rinvio a giudizio, sommergendo la Camera di documenti. Invece no. C'è qualcosa evidentemente che ai magistrati antimafia di Napoli non è almeno sinora tornato, nei racconti dei camorristi raccolti dall'Espresso come oro colato. E ai quali anche Veltroni si è riferito per auspicare l'allontanamento di Cosentino dal governo, sfidando Berlusconi a dimostrare finalmente la volontà e capacità di combattere la malavita organizzata. In verità, pur preso dall'inseguimento di Di Pietro e dalla voglia di enfatizzare la campagna dell'Espresso, anche Veltroni è apparso a tratti dubbioso. «Sarebbe opportuno che facesse un passo indietro», ha detto di Cosentino mentre l'intervistatore del settimanale lo sollecitava a chiederne «le dimissioni» in termini e modi più decisi, magari minacciando in caso contrario cataclismi politici. Invece Veltroni l'unico cataclisma che ha promesso è la solita manifestazione di piazza, annunciata per il 15 novembre a Casal di Principe, il paese di Cosentino e dei camorristi che lo accusano. Da qui a metà novembre c'è tempo anche perché l'Espresso possa continuare la sua campagna e magari strappare ai magistrati di Napoli l'iniziativa eclatante, quella mancata sinora. Ciò che lascia sconcertati, degli abbondanti racconti dei pentiti riferiti dall'Espresso, è soprattutto questa «conclusione» della deposizione di Dario De Simone, il pentito di camorra che da più tempo accusa il sottosegretario: «Non ho mai ricevuto favori personali da Cosentino e non so se altri ne abbiano ottenuti, ma egli stesso esplicitamente ci aveva detto di essere a nostra disposizione». Ma a disposizione per fare cosa se non ha fatto favori? Poiché Veltroni è sembrato impressionato dal numero dei pentiti che accusano Cosentino, non è forse azzardato ricordargli che in terre di mafia, camorra ed altre forme di criminalità, nelle quali peraltro anche la sinistra ha una certa dimestichezza con il potere e con i voti, la quantità dei pentiti che accusano non è per forza proporzionale alla loro credibilità. La vicenda del povero Enzo Tortora, prima ancora di quella di Andreotti, dovrebbe pur avere insegnato qualcosa. Francesco Damato
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