«E ora le grandi opere senza distruggere Roma»
E allora diciamo che è il signor no? «Guardi, Alemanno ha vinto contro Rutelli. I romani hanno scelto la discontinuità rispetto a 15 anni di mala amministrazione. Sarebbe una grave scorettezza democratica se non cambiassimo». E allora che si fa? Si butta tutto a mare quello deciso da Veltroni? «Assolutamente no. Ma il sindaco ha il dovere di valutare i progetti uno per uno e decidere se andare avanti e su quali». Valutare spesso è sinomino di bloccare. «Tra due mesi la città conoscerà i progetti su cui si punterà nei prossimi anni. E saranno tanti sì, anche di grandi opere». Quali? «È una iniziativa del sindaco e rispetto i ruoli». D'accordo, ma di che cosa ha bisogno Roma? «Di parcheggi, di grandi restauri, di trasformazioni. Voglio però che sia chiara una cosa. È finita l'era delle decisioni senza dibattito, senza che la città possa discutere». No all'Ara pacis, sanpietrini in via Nazionale, stop al Pincio. È una destra che ha paura della modernità? «Accusa falsa e stupida. La destra è modernizzazione. La destra è innovazione. Non esiste la destra del non fare, non potrebbe esistere, è una contraddizione in termini. Per ragioni storiche e culturali». Però siete contro tutto ciò che è quanto meno contemporaneo. «Siamo rispettosi dell'identità della Capitale, della sua storia. Pensi all'Eur, un grande quartiere dove trova sintesi l'innovazione, la modernizzazione, la storia, il bello italiano». Ma è stato pensato settanta anni fa. È moderno, non contemporaneo. «Chi viene a Roma deve riconoscere e ammirare la nostra identità. In qualunque forma. Siamo contro le marmellate frutto di una cultura marxista e da capitalismo selvaggio». Chi era Paolo Colli, l'ideologo della destra verde? «Un uomo che ha sempre anteposto gli interessi della Nazione».
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