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Bobo Craxi: «Dovevano far tintinnare le manette»

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..».Bobo Craxi «legge» così la vicenda abruzzese. Uno scandalo che, per il figlio della vittima più illustre di Mani Pulite, dimostra come la «rivoluzione» di Tangentopoli è stata un fallimento. La sua prima impressione? «Mi sembra la classica situazione di questo Paese: l'intreccio che c'è sempre stato fra imprenditori che vogliono un regime di monopolio a loro favore e una pubblica amministrazione accondiscendente». «Mani pulite» non è servita a niente? «Il caso mette in rilievo la grande sconfitta di quella stagione. È assurdo pensare che il malaffare sia riferibile solo ad alcune forze politiche. Quindici anni fa si dichiarò pomposamente che l'inchiesta di Milano avrebbe avuto un esito rivoluzionario. Oggi si scopre che la corruzione non è stata sconfitta, e non lo sarà. Perché la società perfetta non esiste, è un'utopia. Tangentopoli fu una forma ipocrita di repulisti per scalzare il sistema politico dell'epoca facendo leva sull'elemento fragile del finanziamento ai partiti. Oggi i partiti succhiano soldi allo Stato come non si sarebbero mai sognati nella Prima Repubblica, non hanno bisogno di arrotondare e, perciò, questi episodi hanno un carattere meno sistematico». Crede che anche in questo caso ci siano motivi diversi da quelli apparenti? «Lo scandalo è caduto a fagiolo nel momento in cui c'è uno scontro fra politica e magistratura. Un'occasione propizia per far sentire di nuovo il tintinnìo delle manette. Si sapeva che la vicenda avrebbe assunto un colore politico e sarebbe finita in prima pagina. E il potere giudiziario adesso ha bisogno dei riflettori...». Secondo lei, non dovevano mettere in prigione Del Turco? «Non sono un avvocato, ma mi sembrano misure spettacolari. Per reati simili commessi da altri amministratori si sono guardati bene dall'aprire le porte del carcere. Avrebbero potuto dargli i domiciliari, anche se questo non vuol dire che i reati non vadano perseguiti». Che ne pensa dell'ipotesi di soldi usati per convincere otto fantomatici senatori dello Sdi a passare al Pd? «Il procuratore avrebbe dovuto verificare che nello Sdi non c'erano otto senatori. È una confusione che non fa bene alla giustizia». Che sensazione ha provato a vedere un ex socialista arrestato con l'accusa di corruzione? «Non piacevole. Se fossi poco serio, direi che Del Turco è un autorevole esponente del Pd. Invece, anche se con lui ci sono stati vistosi dissensi politici, dico che rappresenta un pezzo della nostra storia. Tra l'altro, in questo tipo di inchieste c'è una sorta di selezione. Del Turco era contestato, anche all'interno dello stesso Partito democratico, e questo credo che abbia giocato un ruolo». Come ha valutato le dichiarazioni di Veltroni e di Berlusconi? «Veltroni e i suoi hanno un complesso nei confronti dei socialisti. Gli ex socialisti sono considerati figli di un Dio minore. Anche nell'altro campo c'è stata una certa soddisfazione, perché il caso abruzzese distrae dalle vicende giudiziarie di questi giorni. Pero capisco Berlusconi: il premier non può non preoccuparsi di fronte a un arresto così clamoroso».

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