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Una città ferita al cuore

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Ieri l'ingresso principale della sede del Coni - le cui vetrate sono state infrante - era ancora transennata. Così come l'ingresso principale dello Iusm, con tre vetrate sfondate e una quarta che conservava il foro d'un sampietrino. I danni, secondo il Comitato olimpico, «sono meno rilevanti di quanto le prime informazioni lasciavano intravedere». Secondo il Coni, ammonterebbero a circa centomila euro. Alle vetrate rotte e agli altri danneggiamenti si devono sommare anche i computer rubati al piano terra. Entro domani, in ogni caso, il Palazzo H tornerà ad avere il suo aspetto normale. Lo Stadio Olimpico, invece, non avrebbe subìto alcun danno - sempre secondo quanto riferito dal Coni - né sarebbe stato oggetto di invasioni. Per il resto, sono state decine le auto e gli scooter dati alle fiamme dai teppisti. Così come i cassonetti e le auto delle forze dell'ordine. Difficile fare una stima dei danni. In via Guido Reni ieri mattina non c'era alcuna traccia del bus bruciato, ma i segni della battaglia erano ben visibili sulla vetrata d'ingresso della caserma «Maurizio Giglio». A Monte Milvio invece c'era ancora lo scheletro carbonizzato dell'Alfa 156 dell'Arma bruciata ieri sera. Vicino al bar che si trova nello stesso edificio della caserma, in terra, sampietrini divelti e vetri di bottiglie. Le ferite ancora aperte di una domenica maledetta.

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