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Il presidente della Commissione Difesa del Senato De Gregorio: «Vogliono irachizzare l'Afghanistan»

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Se c'è un regista, e io credo che ci sia, ha questo obiettivo. Il mio timore, però, è che siamo davanti solo a un primo segnale, destinato ad espandersi in futuro». Sergio De Gregorio, leader di «Italiani nel Mondo», presidente della Commissione Difesa del Senato, esperto di servizi segreti e giornalista non ha dubbi: «Mastrogiacomo è stato attirato in trappola dai suoi accompagnatori. I due afghani avevano con loro apparecchi rivelatori di posizione che consentono di dare informazioni per dirigere un missile verso il target con precisione chirurgica, com'è avvenuto per lo sceicco di Hamas Yassin». Ma perchè è stato rapito Daniele? «Non è un sequestro a scopo di estorsione, è chiaro. È un rapimento politico per costringere l'Italia ad aprire un dibattito sulla disponibilità a ritirare i suoi soldati, anche se i rapitori sanno che è molto difficile riuscirci. Il messaggio, comunque, è: siamo in grado di indebolirvi, anche a distanza. Ed è un discorso che vale pure per il Libano. Se ci fosse un regista, e io lo sospetto, il suo scopo sarebbe di mandare all'aria il governo o, in ogni caso, di creare una grossa grana a Palazzo Chigi». Chi sarebbe il regista? «Non voglio fare accuse. Ma penso a potenze straniere come l'Iran, apparentemente lontano da culture e tradizioni talebane ma che avrebbe benefici dall'irachizzazione dell'Afghanistan. L'obiettivo è ricostruire uno scacchiere di alleanze strategiche con i taleban, gli hezbollah libanesi e i palestinesi più integralisti. Le valutazioni dei servizi segreti fanno pensare che Al Qaeda conta ormai su una rete trasnazionale e gode della protezione di Paesi come l'Iran e la Siria per creare un sistema capillare di controllo in Medio Oriente e in alcune nazioni asiatiche. Ed è un'ipotesi terribile». Che interesse pratico avrebbe l'Iran? «Episodi come questo o un'escalation della tensione in Libano potrebbero rallentare o bloccare l'intervento sul nucleare iraniano. E l'Iran ha la necessità di allontanare lo spettro di embargo e sanzioni». Quali richieste è possibile accettare? «Mi auguro si apra uno spazio di trattativa sulla liberazione dei portavoce taleban. So che alcuni Paesi europei accetterebbero lo scambio fra loro e Mastrogiacomo». E se la condizione fosse il nostro ritiro? «Certo, lo scopo potrebbe essere di aprire nei Paesi d'origine dei sequestrati il dibattito sul valore della vita di un ostaggio per il governo. Ricorda il caso Moro? In tal caso l'effetto sarebbe devastante». La sinistra radicale scende in piazza e chiede che ce ne andiamo subito dal «pantano afghano». Non può essere un'iniziativa dannosa nel quadro attuale? «Sì. Se i terroristi si convincono che il ricatto possa dare questi frutti, la pratica si diffonderebbe in tutto il mondo islamico». Chi sta trattando per la liberazione di Daniele? «So che sono in azione molti negoziatori. Ci sono i servizi di sicurezza che hanno preso contatto con tutte le fonti possibili, e hanno chiesto la collaborazione ai capi di alcune fazioni afghane vicine a Kabul ma che hanno ancora influenza tra i guerriglieri. Ci sono le Ong. E infine Paesi che possono incidere nella trattativa come, appunto, Iran e Pakistan. Il nostro governo, che si sta impegnando con molta determinazione per salvare Mastrogiacomo, sta cercando di stabilire un dialogo con gli iraniani». Tre messaggi dall'Afghanistan: il video di Daniele, l'ultimatum di Dadullah e ora la notizia dell'esecuzione dell'autista del nostro reporter. Come interpretarli? «Il video dimostra l'esistenza in vita dell'ostaggio, che viene lasciato parlare più o meno liberamente. Il secondo messaggio credo che nasca dal fatto che a Daniele non sia stato lesinato lo spettacolo del duro interrogatorio dei suoi accompagnatori. Il terzo, per me era scontato: sulla vita dei due afghani, sinceramente, non avrei scommesso». Ieri pomeriggio le agenzie hanno diffuso la notizia che c'erano ancora tre gi

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