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Chiese e conventi a rischio

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È questo il giudizio che si respira in Vaticano dopo l'odierna giornata che ha visto i lavori parlamentari concentrarsi intorno alle attività commerciali della chiesa cattolica, «ingiustamente» esentate, secondo esponenti del governo Prodi, dal pagamento dell'Ici. Dalla Santa Sede non sono arrivati commenti ufficiali a riguardo dell'emendamento proposto dal deputato Maurizio Turco (Rosa nel Pugno) e volto ad abolire il privilegio di cui sopra, ma l'aria che si respirava Oltretevere non era delle migliori, tutt'altro. Il timore - non ancora espresso ufficialmente - della Chiesa è infatti duplice: da un parte si ritiene che l'accanimento contro gli edifici in possesso degli Enti Religiosi possa produrre conseguenze economiche difficilmente sostenibili. Anche perché, vendere, ad esempio, marmellate, liquori e tisane autonomamente prodotti in un convento di frati o di suore spesso è l'unica modalità di auto sostentamento di cui gli istituti religiosi dispongono. Dall'altra si pensa che dalla tassazione si possa passare rapidamente all'espropriazione anche perché l'Italia, sotto tale profilo, ha già vissuto vicende significative con le leggi «anticlericali» come la legge Siccardi, ricordata ancora dalla Chiesa per i ripetuti danni che ha provocato non soltanto agli Enti Religiosi, ma anche a tante opere d'arte, istituzioni culturali, memorie del passato che in essi erano custoditi. Tra l'altro - ed è questo sempre un pensiero diffuso tra chi nella Santa Sede si occupa di queste questioni - andare ad introdurre una norma che prevede che l'immobile sia tassabile se adibito ad un determinato uso comporta l'introduzione di un elemento che può variare nel tempo, che va verificato e accertato dall'Ente impositore (il Comune dove l'immobile è ubicato) e che può dar luogo ad interpretazioni diverse. La Chiesa italiana ha nell'attuale maggioranza di governo più politici ad essa amici. Sulla loro azione essa conta affinché non passino norme che essa ritiene ingiustamente lesive. I rapporti tra Stato e Chiesa, in Italia, non sono negli ultimi anni de migliori ed anzi, più passano i giorni, più il divario sembra destinato ad acuirsi. La Chiesa sovente lamenta il fatto che non si riconosce l'importanza che essa ha per la tradizione e la cultura del Paese, un'importanza che dovrebbe essere guardata con maggiore rispetto. Per ora, comunque, ufficialmente la Chiesa tace ma nel caso si verifichi l'introduzione in finanziaria di norme che essa ritiene lesive, senz'altro farà sentire la propria voce.

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