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La crisi del gas russo inciderà sulle bollette

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Si tratta - informa l'Eni - dell'8,1% in meno rispetto alla richiesta. Ed è esattamente lo stesso taglio subito appena ieri l'altro: 6 milioni di metri cubi di gas in meno rispetto ai 74 richiesti, pari ad una riduzione dell'8,1% con un impatto sui consumi italiani che è pari al 2,1%. Nonostante i recenti interventi del Governo italiano che ha varato un pacchetto di indicazioni per far fronte alla situazione, la crisi delle forniture sembra dunque ancora di stretta attualità anche se, andando verso la stagione più calda, i problemi potrebbero attenuarsi. A rischio ci sono infatti, nonostante i consumi stiano calando, innanzitutto le scorte di gas che l'Italia ha già iniziato ad intaccare. Inoltre - come spiegava appena pochi giorni fa il presidente dell'Enel, Piero Gnudi, ci potrebbero essere ripercussioni sulle bollette che arriveranno alle famiglie: nel caso la situazione delle forniture si fosse aggravata - spiegava - anche l'Enel sarebbe stata costretta a produrre di meno. Oppure a far funzionare altre centrali ad olio combustibile come sta già avvenendo fin dall'inizio di questa crisi a Montalto. Un'altra soluzione avrebbe potuto essere quella di utilizzare di più gli impianti che già oggi vanno a olio. Ovviamente tutto ciò avrebbe un prezzo, perchè si parla di impianti che hanno costi di produzione più altì che inevitabilmente finiranno sulla bolletta. Oltre a sperare in un sole più caldo sembra intanto che i provvedimenti del Governo stiano dando i primi risultati. E infatti, ad esempio venerdì scorso, è diminuita sensibilmente la domanda di gas a Snam. La società controllata dall'Eni comunicava infatti che, durante la giornata, i consumi di gas naturale delle utenze allacciate alla propria rete erano stati di 328 milioni di metri cubi (-2,4% rispetto al giorno precedente). Ma al di là della situazione contingente resta per l'Italia un problema strutturale da affrontare per affrancarsi dalla dipendenza energetica rispetto ai gasdotti russi e algerini. L'indicazione che arriva da tutti gli operatori, oltre a una rivisitazione del nucleare che però incontra non pochi ostacoli, è quello di dotarsi innanzitutto di rigassificatori: impianti che consentono di riportare allo stato naturale il gas liquefatto che potrebbe così arrivare via nave.

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