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Berlusconi va dai pm e fa dei nomi

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La sinistra lo prende in giro e lui decide a sorpresa di andare in Procura a Roma

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Ciò che il premier aveva annunciato di voler fare dal salotto di Bruno Vespa l'altra notte, rivelando di essere a conoscenza di «incontri» che esponenti dei Ds avrebbero avuto per convincere azionisti Bnl a cedere le loro quote ad Unipol. Non si conosce il contenuto del colloquio durato poco più di mezz'ora. Stando alle indiscrezioni, tuttavia, il premier avrebbe fatto dei nomi ma non raccontato episodi specifici. Il suggerimento di recarsi in Procura era stata di Niccolò Ghedini, avvocato del premier, che lo ha accompagnato dai magistrati ma non ha partecipato all'incontro. Il summit è avvenuto nel più assoluto riserbo tanto che Berlusconi pare si sia recato in Procura a bordo di un monovolume della scorta con i vetri oscurati. Quali conseguenze avrà il colloquio avuto dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi con i pm romani sul caso Unipol? «Credo nessuna, è stato semplicemente un contributo che il presidente ha ritenuto, su mia indicazione, di dare» ha detto successivamente ai microfoni di Sky tg24 lo stesso Ghedini. Quanto alla possibilità che Berlusconi possa ancora incontrare i magistrati in merito a questo caso, l'esponente azzurro risponde: «Credo che questo sia l'unico momento d'incontro e che non ci sia necessità di null'altro». La Quercia aveva invitato Berlusconi a dar corso al suo proposito, pena il sospetto che potesse trattarsi altrimenti - diceva ieri mattina il segretario Piero Fassino - soltanto di «annunci propagandistici o addirittura di allusioni di tipo ricattatorio, per altro del tutto infondate, non avendo i Ds nulla da temere». «Bene. Era ora. - commenta nel pomeriggio per i Ds il coordinatore della segreteria Vannino Chiti - Ma se il premier aveva cose da dire su questo argomento ai giudici, era suo dovere andarci prima». La Quercia, insomma, pensa ad un bluff e vuole vedere le carte, rinfrancata dall'esito unitario della direzione di due giorni fa, che ha ricompattato un partito ora pronto all'attacco. La linea è: siamo gente per bene che può aver anche sbagliato alcune valutazioni, vittime di una campagna di aggressione da parte del premier e del suo giornale di famiglia, in vista delle elezioni. «Fassino è accontentato», ribatte alla notizia della deposizione Forza Italia con Isabella Bertolini, mentre il presidente dei senatori Renato Schifani punzecchia: «Se i Ds non hanno nulla da temere, non ne comprendo le reazioni esagitate. Ma voglio escludere fin dall'inizio che Berlusconi possa usare l'arma giudiziaria per fini politici». Pier Ferdinando Casini, interpellato dai giornalisti alla Camera, aveva in qualche modo anticipato la visita del premier ai giudici: «Berlusconi - aveva detto al mattino - è una persona seria. Ha detto di avere una denuncia da fare ai magistrati e la farà nelle prossime ore». «Mi sembra che questo sia il naturale epilogo di una vicenda - aggiunge a sera - perchè nel momento in cui Berlusconi aveva detto che aveva delle notizie da dare, essendo persona seria, non le può dare a Porta a Porta, ma ai giudici». «Lo hanno provocato, dicendo "vai dai magistrati, vai dai magistrati" - commenta il ministro Giovanardi - e lui alla fine ci è andato. Evidentemente avrà avuto qualche buon elemento». «Chiunque ha il diritto, e in questo caso, il dovere di riferire tutto ciò che sa nella sede opportuna alle autorità competenti - aggiunge il ministro leghista Roberto Calderoli - Ovviamente il premier ha gli stessi diritti e gli stessi doveri di ogni singolo cittadino. Certamente poteva andare dai giudici prima di recarsi da Vespa, tuttavia dopo tutto quello che ha dovuto subire in vita sua glielo perdono». Al mattino, l'ex segretario dell'Udc Marco Follini aveva invece incalzato il premier: «Considero insufficiente la rivisitazione critica che i Ds hanno fatto di sè, ma al presidente Berlusconi dico che il ricorso al giudice non può essere un argomento politico: o è un dovere, oppure non può essere una minaccia».

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