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Mancano poche sedute alla fine della legislatura. Ecco la lista di tutte le promesse vane

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Troppi stop quelle leggi non si fanno

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E, nei corridoi di Montecitorio, sembra già di sentire la voce del Bianconiglio di Alice nel paese delle Meraviglie. Quello che, con un orologio al collo, corre e ripete: «È tardi, è tardi». Anche questa quattordicesima legislatura, infatti, esattamente come le tredici che l'hanno preceduta lascerà dietro di sè una lunga lista di leggi e leggine che non vedranno mai la luce. Progetti che, vennero salutati come «rivoluzionari» e che negli anni si sono arenati tra le sabbie mobili della pubblica amministrazione. Venticinque giorni sono troppo pochi per fare i miracoli. A conti fatti, Camera e Senato potranno contare al massimo su una decina di sedute d'aula effettive. Meglio allora concentrarsi su alcuni provvedimenti «fondamentali» e lasciare gli altri nella mani del fato. Spulciando nella lista delle cose da fare, perciò, è presumibile che la maggioranza farà di tutto per portare a casa la legge sulla droga (oggi all'esame delle commissioni riunite giustizia, igiene e sanità del Senato) e, forse, per concedere al Carroccio le nuove regole in materia di leggittima difesa (all'esame dell'Assemblea della Camera). Dovrebbero concludere il proprio iter anche le norme in tutela dei minori della programmazione televisiva, la legge comunitaria 2005 e l'inappellabilità delle sentenze di proscioglimento. Poi basta. Anche se c'è già chi dice che in extremis si potrebbe trovare un po' di spazio per qualche leggina da approvare ad hoc (magari la norma sulla par condicio tanto cara al premier). Il resto si divide equamente tra grandi incompiute e promesse vane. In testa alla classifica delle promesse vane spunta a sorpresa un ex aequo. E si tratta, guarda caso, di tre leggi che hanno sollevato polemiche e discussioni difficili da dimenticare. Per diritto di «anzianità» la prima proposta è quella che riguarda il diritto di voto agli immigrati. Ve lo ricordate il vicepremier Fini che spacca in due Alleanza Nazionale dichiarandosi favorevole a concedere il diritto di voto agli immigrati? Ebbene, quello strappo è rimasto su carta visto che il disegno di legge non è mai uscito dalla commissione Affari Costituzionali della Camera. Non preoccupatevi, in un'intervista al Corriere della Sera lo scorso luglio, Fini ha fatto sapere che «se quella proposta di legge non ce la farà ad essere approvata in questa legislatura, la rirpesenterò nella prossima». Vedremo. Stessa fine è toccata alla proposta di legge sulle quote rose. Sì, proprio quella che fece addirittura piangere il ministro per le Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo. Lacrime che non hanno fatto breccia nel freddo cuore dei senatori visto che la commissione Affari Costituzionali di palazzo Madama non ha ancora deciso che fine farà la tanto contestata proposta. E le intercettazioni? Idem. Ci eravamo lasciati quest'estate con in presidente del Consiglio e il suo Guardasigilli Castelli che promettevano misure urgenti per evitare la pubblicazione selvaggia di intercettazioni telefoniche. Il disegno di legge c'è, peccato che la commissione Giustizia del Senato non abbia ancora cominciato l'esame. Anche se, visti gli ultimi avvenimenti, non è escluso che su questo tema, possa arrivare un'inaspettata accelerazione. La piazza d'onore spetta di diritto al procedimento sull'amnistia. La commissione Giustizia della Camera sta preparando un testo da sottoporre al voto dell'Assemblea. Probabilmente arriverà, ma nessuno sa se e come vedrà la luce. L'elenco delle promesse potrebbe continuare con la diffamazione a mezzo stampa (altro disegno molto discusso fermo al Senato) e i reati di opinione, ma è meglio lasciare spazio alle grandi incompiute di questa legislatura. In testa, sicuramente, l'affido condiviso. Presentata nel maggio del 2001, cioè a poche settimane dall'inizio della legislatura, la proposta di legge è stata approvata dalla Camera solo lo scorso luglio. Qualcuno, si concesse addirittura una similitudine cinematografica: «da oggi basta con i Kramer contro Kramer». Non aveva f

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