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Coppie di fatto, il Vaticano boccia Romano

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Così l'Osservatore Romano ha commentato «le nuove proposte politiche sulle coppie di fatto» emerse lunedì nel primo giorno del Seminario sul programma dell'Unione: «Per cambiare il Paese e non per fare solo ordinaria amministrazione. Romano Prodi ha avvertito tutti gli alleati: solo a queste condizioni si mette in gioco e accetta la sfida per tornare a Palazzo Chigi». Il quotidiano vaticano ha riferito che l'Unione, «propone un riconoscimento giuridico delle unioni civili e dei loro diritti e doveri. Prodi, con Francesco Rutelli (Margherita) e Giuliano Pisapia (Prc) ha precisato che la scelta non ha nulla a che vedere con i matrimoni o con forme paramatrimoniali, ma punta al riconoscimento da parte dello Stato di differenti forme di convivenza». Quale debbano essere poi i tratti morfologici caratterizzanti di queste forme di convivenza non è dato saperlo. O forse — ha scritto ieri l'Osservatore — si preferisce non stabilirlo. Ancora un volta però si sente a questo punto il dovere, oltre che l'esigenza, di ribadire l'assoluta contrarietà a false concezioni del matrimonio e della famiglia che non rispettino il progetto originario di Dio». «Qualcuno, cattolico secondo i suoi personali parametri, nei giorni scorsi ha ritenuto di sorvolare su precedenti interventi dell'Osservatore Romano in tema di coppie di fatto, liquidandoli come una ventennale e perciò obsoleta ripetizione di concetti. Forse sarebbe più utile a quelli che già ben più di vent'anni fa amavano definirsi "cattocomunisti" se l'Osservatore Romano si prestasse alla mutevolezza delle loro argomentazioni rinnegando il progetto originario di Dio sul matrimonio e sulla famiglia». «Si chiamino coppie di fatto, Pacs, unioni civili e via così in un vuoto esercizio di fantasia, la realtà è una sola: si cammina ostinatamente verso lo scardinamento della famiglia, deformandone l'autentica concezione e la sola ragione d'essere», conclude l'Osservatore. Ma l'idea di difendere diritti già tutelati in altri Paesi a cominciare dall'Inghilterra piace poco anche a Clemente Mastella, il leader dell'Udeur, che ha messo subito in chiaro il proprio dissenso. Se si tratta sempre di Pacs, il nome può cambiare quanto vuole, ma il «no» del Campanile resta. «Noi — ha precisato Mastella — non siamo disponibili a firmare alcun programma perché decisamente contrari a forme di scivolamento, comunque mascherate, dell'istituzione matrimonio».

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