«Il caso Andreotti è la tragedia della giustizia»
La frase provocatoria è stata lanciata dall'ex presidente Francesco Cossiga alla presentazione del libro dell'avvocato difensore di Giulio Andreotti nei processi di mafia e per l'omicidio di Mino Pecorelli, Giulia Bongiorno, «Nient'altro che la verità». «Abbiamo l'ucciso e la sorella dell'ucciso. Poi avremo anche il cognato, i nipoti, il coinquilino dell'ucciso, come Sciascia aveva detto» ha rincarato la dose Cossiga facendo riferimento, senza nominarla a Rita Borsellino. Il libro della Bongiorno è stato presentato a Palazzo Wedekind, sede de Il Tempo, oltre che da Cossiga, dall'europarlamentare della Margherita Enrico Letta, dal presidente di Rcs Cesare Romiti e con la moderazione di Pippo Baudo. Al termine c'è stato l'intervento di Giulio Andreotti. Ricco il parterre, dall'editore de Il Tempo, Domenico Bonifaci alla signora Angiolillo, al principe Giovanelli, a Marta Marzotto e Rita Rusic e esponenti del mondo industriale romano. «È la storia della passione per il mestiere di avvocato, un legal thriller, uno spaccato della storia sociale, politica e culturale italiana, il diario di un confronto generazionale». È questa la chiave di lettura che Cossiga, Letta e Romiti hanno dato del libro di Giulia Bongiorno. Andreotti ha criticato l'uso dei testimoni e dei collaboratori di giustizia nel processo che lo ha riguardato. «Non porto rancore - ha detto - forse più per superbia che per umiltà. Sono soddisfatto di aver dato una mano agli avvocati con il mio diario e con il mio archivio con il quale sono state risolte 63 contestazioni. Ho sempre considerato i magistrati come dei sacerdoti civili. Anche tra i sacerdoti, però, c'è qualcuno che esce dal seminato». Cossiga ha evocato la «colonna infame» manzoniana, ha parlato di «Stato incompiutamente liberale sul piano della giustizia», e ha detto che il volume «è una sferzata di luce nera e tenebrosa» sulla lettura della «giustizia giusta che vuole riscrivere la storia adornata da ghigliottine, plotoni di esecuzione armati di sentenze». Gli storici «dovranno vedere se dietro la vicenda Andreotti e Mani Pulite non ci sia stata la manina o la manona di qualche potenza internazionale». Cossiga ha anche sottolineato che il libro è la storia «della tragedia della Giustizia e della democrazia». Di «congegni diabolici» ha parlato Cesare Romiti riferendosi ai meccanismi giudiziari nei quali si trova chi sa di non essere responsabile di un reato.
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