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Ma un'intesa bipartisan c'è già: basta tagli

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Le critiche mosse oggi dai Ds (Piero Fassino e Marco Minniti in testa), nel giorno in cui la legge di bilancio viene esaminata dal Senato, hanno trovato una sponda proprio nel ministro della Difesa, Antonio Martino. Nei giorni scorsi il ministro, alle domande su cosa pensava dei tagli, aveva risposto con una citazione dantesca. «Vuoi ch'io rinovelli disperato dolor che 'l cor mi preme?». Ieri, parlando ad un convegno organizzato dai Ds, è stato più esplicito. «Bisognerà trovare il modo di rimediare - ha scandito - perché se i tagli al settore vengono mantenuti nelle dimensioni previste attualmente, credo che la Difesa non li possa sostenere». Ne ha già parlato col ministro dell'Economia, Giulio Tremonti? hanno chiesto i giornalisti. «Sì - ha risposto ironicamente il ministro - però l'incontro è rinviato alle cinque di mattina dietro la chiesa». Sulla stessa linea del ministro, il segretario dei Ds, che ha fatto ricorso al detto «non si possono fare le nozze con i fichi secchi». La Difesa, ha spiegato Fassino, «ha bisogno di risorse adeguate, mentre oggi sono completamente insufficienti: con lo 0,8% del Pil destinato al settore, siamo il Paese che ha il più basso stanziamento per la Difesa. Se a ciò aggiungiamo che anche la quota destinata alla ricerca è al minimo, capiamo che qualcosa non va». Le Forze armate italiane, ha rilevato il segretario dei Ds, «rappresentano uno straordinario patrimonio di professionalità e competenze che ha bisogno di essere sostenuto e valorizzato ed in questa Finanziaria bisognerà cercare di invertire la rotta. Io darò indicazioni in proposito ai nostri gruppi parlamentari perché bisogna anche evitare brutte figure a livello internazionale, come la mancata firma dell'accordo con la Francia per il programma di fregate "Fremm"». Fassino ha poi promesso, in caso di vittoria alla prossime elezioni, di inserire come capitolo apposito di bilancio il finanziamento alle missioni internazionali, invece, ha sottolineato, di cercare gli stanziamenti «anno per anno, sottraendoli magari ai fondi per la cooperazione». Le preoccupazioni per la scure della Finanziaria sul bilancio delle Forze armate sono state rilanciate dal responsabile sicurezza e difesa dei Ds, Marco Minniti. «Mai nella storia repubblicana - ha ricordato - il rapporto tra funzione Difesa e Pil era sceso sotto l' 1%. Il valore critico raggiunto quest'anno dalle risorse assegnate al settore (0,84% del Pil) è il punto più basso di una sequenza decrescente che ha segnato il corso dell' intera legislatura». L' obiettivo annunciato dal governo del Dpef del 2002, ha sottolineato il deputato, «e cioè tendere progressivamente al valore dell' 1,5% del Pil si è dimostrato non raggiunto ed oggi appare compromesso anche come obiettivo a medio termine». Quindi, ha aggiunto, «al forte impegno chiesto alle forze armate è corrisposta una progressiva e costante diminuzione delle risorse finanziarie, che ha portato la situazione ad un punto insostenibile». Ed anche il capo di Stato Maggiore della Difesa, l'ammiraglio Giampaolo Di Paola, non sta dormendo sonni tranquilli. «Non si può - ha detto - avere una fluttuazione delle risorse da destinare al settore Difesa, legata ad eventuali momenti di difficoltà: ci vuole una certezza del quadro programmatico».

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