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La bomba "amica" e la caduta di Ranucci: Lavitola lo sognava premier
Il feuilleton è di quelli esilaranti: da "Una donna per amico" a una bomba per amico, «Può darsi che io non sappia cosa dico». Succede alla strana coppia formata da Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola, protagonisti di una sorta di "Attenti a quei due" in versione dark, dove al posto delle Aston Martin e di intriganti nobildonne, ci sono inchieste, esplosivi e qualche dubbio di troppo.
La vicenda resta ancora sufficientemente fumosa da rendere complicato distinguere con nettezza tra vittima e mandante. Come in certi noir in cui fino all’ultima scena, il colpevole resta avvolto in un alone di mistero. C’è qualcosa di farlocco: il dettaglio che manda all’aria il colpo di scena. La prima, almeno sulla carta, sembrerebbe essere l’immaginifico autore di Report, che nell’ottobre dello scorso anno subì un pesante attentato dinamitardo davanti alla propria abitazione. «È emergenza democratica, ne risponderà il centrodestra», rilanciarono subito dal Nazareno, santificando il tribuno.
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Il presunto responsabile sarebbe invece l’ex editore de "L’Avanti!", indagato dalla Direzione distrettuale antimafia e accusato di strage aggravata dal metodo mafioso.
Una vita avventurosa, la sua: dall’affaire Montecarlo al tentativo di estorsione ai danni di Silvio Berlusconi, fino all’ultima incarnazione dal sapore letterario, quella dell’oste nel ristorante Cefalù Bistrò di Pesce, a Monteverde.
I due si conoscono nel 2019 e tra loro nasce un rapporto molto stretto. «Vado almeno una volta ogni due settimane a mangiare da lui» racconta l’incredulo giornalista Rai che si dispera per l’accusa all’anima gemella. La relazione non si ferma al desco. Nel giro di poco tempo Lavitola diventa una delle fonti più accreditate dei processi televisivi che Ranucci confeziona su Rai 3. Una specie di consulente narrativo: fornisce ingredienti, retroscena e, a quanto pare, anche qualche spunto per il menù giudiziario. Del resto, nelle inchieste di Report il dessert raramente è il dubbio: di solito arriva già impiattata la condanna, una prelibatezza dal sapore decisamente forte.
Si narra che il ristoratore, probabilmente tra un brindisi e l’altro, si fosse messo in testa una vera e propria "cattiveria" nei confronti dell’amico: trasformarlo nel leader del campo largo. «Quando arriverai a Palazzo Chigi io sarò il tuo Gianni Letta», pare gli abbia detto a tavola, senza farlo inorridire. Il buon Sigfrido in effetti potrebbe avere la caratura giusta per aspirare: la tendenza a spararle grosse per essere successivamente smentito dai fatti. Un Giuseppe Conte più rustico, con la stessa sicumera di Elly Schlein: la fusione perfetta.
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La pazza idea non era una boutade pronunciata sotto gli effetti dell’alcol: l’ex editore iniziò a commissionare sondaggi e a convincersi che la sua fosse l’idea vincente. Fino a organizzare un attentato, allo scopo di tributare al compagno di grandi abbuffate la medaglia di eroe antimafia, si chiedono ora gli investigatori? Il "segugio”" de noantri ha poi un’altra caratteristica in comune con i concorrenti di sinistra: quella di prendere epiche cantonate. L’ultima a maggio: in studio su Rete Quattro da Bianca Berlinguer. L’ex vicedirettore Rai dice: «Una nostra fonte avrebbe visto il guardasigilli Carlo Nordio in Uruguay nel ranch di Cipriani». Sono i giorni caldi della "patacca" coniata dal Fatto Quotidiano sulla grazia a Nicole Minetti. Anche in questo caso il legame di fratellanza combina un disastro: Ranucci si inventa lo scoop per correre in soccorso a Marco Travaglio, che iniziava ad avere qualche difficoltà. Una mano lava l’altra. Morale: il ministro non è mai stato a casa Cipriani. Memorabili le scuse del conduttore: «Non ho dato una notizia non verificata, ma ho detto stiamo verificando una notizia». Insomma, riconoscetemi comunque un premio Pulitzer. Sembra uno scioglilingua ed invece è il segreto del successo di Report: il quasi gol trasformato in sentenza di piazza.