Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

Garlasco, "ora della morte di Chiara Poggi non attendibile". Il professore smonta ogni certezza

Foto: Mediaset

Rosa Scognamiglio
  • a
  • a
  • a

L’orario della morte di Chiara Poggi solleva ancora molti dubbi. In attesa di conoscere l’esito della consulenza elaborata dall’anatomopatologa forense Cristina Cattaneo, depositata in procura a Pavia la scorsa settimana, si susseguono molteplici ipotesi, alcune delle quali trovano riscontro con quanto stabilito agli atti delle indagini che portarono alla condanna in via definitiva a 16 anni di carcere per Alberto Stasi. 

Nel processo di primo grado a carico dell’ex studente bocconiano, che si concluse con un’assoluzione, il giudice Stefano Vitelli stimò, sulla base di dati ed elementi a sua disposizione, che la 26enne fosse stata uccisa tra le 9.12 e le 9.35 (l’ora in cui l’allarme venne disattivato e la chiamata senza risposta sul cellulare della vittima). “Se è stata collocata in una fascia così ristretta, non è attendibile”, spiega a Quarto Grado il professor Vittorio Fineschi, ordinario di Medicina Legale presso l’Università La Sapienza di Roma. “Noi non abbiamo la possibilità, sulla base dei dati che so essere a disposizione al momento, di esprimerci in termini di precisione. - continua l’esperto - Io penso che la forbice temporale debba essere molto ampia, anche a partire dalle ore 9. Considerando che la prima rilevazione è delle ore 17, considerando la temperatura ambientale che viene rilevata, non si può fare un range inferiore a un intervallo di 4-5 ore”.

 

 

Le ferite sul corpo di Chiara

Un altro dubbio da chiarire riguarda l’arma del delitto, mai ritrovata. Non è escluso che l’aggressore possa aver utilizzato più di un oggetto contundente per colpire la vittima. A suffragio di questa ipotesi ci sono le numerose e diverse ferite riscontrate sul cadavere. “Le ferite hanno una tipologia lesiva diversa, alcune da altre, e la lettura se è un’arma o sono due, va fatta proprio esplicitando le lesività evidenziate”, sottolinea il professor Fineschi. “Ovviamente se può far cambiare l’ipotesi di uno o più persone sulla scena del crimine. - conclude l’esperto - Ma consideriamo che finché non avremo a disposizione la Bpa (l’analisi della traiettoria delle tracce di sangue ndr) è difficile potersi esprimere anche su questo”.

 

Dai blog