Meta, Zuckerberg ammette i ritardi sui minori: social sotto accusa a Los Angeles
L'amministratore delegato di Meta, Mark Zuckerberg, ha ammesso pubblicamente mercoledì che Instagram ha impiegato troppo tempo a individuare in modo efficace gli utenti sotto i 13 anni, in teoria vietati sulla piattaforma, durante la sua testimonianza davanti a un tribunale civile di Los Angeles. Zuckerberg depone nel processo che vede Meta e Google accusate di aver progettato consapevolmente Instagram e YouTube per renderle "addictive" per i giovani utenti, accuse che entrambe respingono. Instagram ha iniziato solo nel 2019 a chiedere la data di nascita a chi apriva un account, estendendo poi l'obbligo a tutti gli utenti nel 2021. "Abbiamo aggiunto nuovi strumenti (di rilevamento) nel corso degli anni", ha detto il cofondatore di Facebook, "ma penso che avremmo potuto arrivarci prima".
In aula, l'avvocato della parte attrice, Mark Lanier, ha citato un documento interno del 2018 che stimava - già nel 2015 - in circa quattro milioni gli account Instagram riconducibili a bambini sotto i 13 anni. All'epoca, secondo la stessa valutazione, il 30% dei 10-12enni negli Stati Uniti utilizzava il social. Oggi, ha ricordato l'azienda, la piattaforma usa strumenti di identificazione dell'età basati anche su contenuti e interazioni. Dodici giurati dovranno stabilire entro fine marzo se YouTube (Google) e Instagram (Meta) siano in parte responsabili dei problemi di salute mentale denunciati da Kaley G.M., una californiana di 20 anni che avrebbe iniziato a usare in modo intensivo i social fin da bambina.
È la prima volta che Zuckerberg, a capo del gruppo che controlla Facebook, Instagram e WhatsApp, testimonia sotto giuramento davanti a una giuria sul tema della sicurezza di applicazioni usate da miliardi di persone. Il caso rientra in un gruppo di procedimenti "pilota", insieme ad altri due previsti a Los Angeles entro l'estate, scelti per testare le strategie con cui affrontare migliaia di denunce che attribuiscono ai social un ruolo nell'aumento di depressione, ansia, disturbi alimentari e, in alcuni casi, suicidi tra i giovani. Durante l'udienza, l'avvocato della parte attrice ha richiamato anche documenti interni secondo cui nel 2015 Zuckerberg avrebbe fissato come obiettivo un aumento del 12% in tre anni del tempo medio trascorso su Instagram. "Avevamo degli obiettivi", ha riconosciuto Zuckerberg, spiegando però che a un certo punto ha deciso di eliminarli e di spostare l'attenzione su "utilità e valore" della piattaforma. Sottoposto a domande ripetute sul tema, ha mostrato a tratti irritazione. "Se crei qualcosa che non fa bene alle persone, magari ci passeranno più tempo nel breve, ma non ne saranno contente", ha detto. Secondo Matthew Bergman, fondatore del Social Media Victims Law Center, "i documenti interni mostrano che Meta ha compreso i pericoli delle sue piattaforme per i giovani", ma "ha proseguito comunque". Meta contesta "con forza" queste accuse e rivendica un "impegno di lungo periodo" su strumenti di regolazione e controllo parentale. In aula, inoltre, si discute della progettazione delle app, degli algoritmi e delle funzioni di personalizzazione: la legge statunitense, infatti, limita in modo molto ampio la responsabilità delle piattaforme per i contenuti pubblicati dagli utenti. TikTok e Snapchat, anche loro citati nelle denunce, hanno scelto un accordo riservato con Kaley G.M. prima del processo. Le cause in corso a Los Angeles procedono in parallelo con un contenzioso nazionale davanti a una giudice federale di Oakland (California), che potrebbe portare a un altro processo nel 2026.
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