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Don Alberto Ravagnani, perché il prete influencer lascia il sacerdozio

Francesco Capozza
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Don Alberto Ravagnani, il famoso «prete influencer» da oltre mezzo milione di follower, ha lasciato il sacerdozio tra lo sgomento dei suoi seguaci sui social e un certo malcelato respiro di sollievo da parte delle gerarchie ecclesiastiche milanesi. Ravagnani, 32 anni, era incardinato nella diocesi di Milano come vicario parrocchiale della Chiesa di San Gottardo al Corso ma per tutti era indiscutibilmente riconosciuto come «il prete dei social».

Nei suoi post, apprezzati soprattutto dai giovanissimi ma molto criticati dai cattolici più tradizionalisti, Ravagnani pubblicava contenuti che lo ritraevano in palestra, allo specchio, mentre faceva sport all’aria aperta, con gruppi di ragazzi delle periferie milanesi, moltissimi dei quali senza vesti ecclesiastiche o abbigliamento riconducibile al suo status di sacerdote (ha più volte affermato di non tollerare il collarino bianco da prete). Negli scorsi mesi era stato molto criticato per aver pubblicizzato – traendone profitto – una linea di prodotti per sportivi e body-builder.

L’Arcivescovo di Milano Mario Delpini, pur non citandolo mai espressamente, era intervenuto più volte sul tema dei sacerdoti del web, ritenendo che questa forma di diffusione ecclesiale non sia consona alla Chiesa milanese e più in generale alla vita di un sacerdote. Proprio per questo nelle ultime ore molti dei suoi seguaci sui social hanno iniziato a sollevare il dubbio che quello di Ravagnani non sia a tutti gli effetti un passo indietro volontario ma che sia stato in qualche modo indotto a lasciare la tonaca. La comunicazione ufficiale, tuttavia, sottolinea espressamente il passo indietro volontario del giovane sacerdote e monsignor Franco Agnesi, vicario generale della diocesi milanese, ha diffuso ieri sera un comunicato rivolto ai fedeli della parrocchia di San Gottardo al Corso.

«Con oggi don Alberto non svolge più il compito di vicario parrocchiale e di collaboratore della Pastorale giovanile diocesana», precisando che «la sofferenza che una simile decisione provoca in tante persone può diventare anzitutto occasione di preghiera e di affidamento al Signore». Mons. Agnesi, rivolgendosi alla comunità parrocchiale e diocesana, chiede «di continuare ad accompagnare coloro che hanno condiviso in questi anni proposte educative, liturgiche e spirituali».

La parrocchia di San Gottardo «continuerà a proporre l’adorazione eucaristica del giovedì sera, che rappresenta per tanti giovani un appuntamento prezioso e ricercato di preghiera, di riconciliazione e di fraternità». Il vicario generale ringrazia «il parroco, i vicari, i giovani e gli adulti che curano questa proposta e sostengono il cammino pastorale in comunione con la Chiesa diocesana e il vescovo». L’ormai ex sacerdote nei giorni scorsi aveva pubblicato alcune storie sul suo profilo Instagram annunciando di aver scritto un libro di prossima uscita dal titolo «La scelta», preambolo evidente di quello che ieri è divenuto ufficiale.

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