Ilaria Salis, l'attacco a Del Vecchio Jr è un autogol: "Tu fai rabbia!"
Gioca all'attacco costante Ilaria Salis nella sua nuova strategia comunicativa sui social. Ma spesso finisce con un autogol. L'ultimo post è dedicato a Leonardo Maria Del Vecchio, erede della dinastia imprenditoriale, ospite l'altra sera di Lilli Gruber a Otto e mezzo. Il giovane imprenditore è attivo nella finanza, nell'editoria e in varie attività molte delle quali in Italia. Ma per l'europarlamentare di Avs si tratta di un "nuovo, clamoroso testimonial della campagna #TaxTheRich", tassa il ricco.
Cosa scrive Salis? "Leonardo Maria Del Vecchio, 30 anni, imprenditore, ma soprattutto ereditiero, uno degli uomini più ricchi d’Italia, con un patrimonio personale di quasi 7 miliardi di euro, 'ha votato sia Renzi che Meloni.' - scrive l'ex detenuta in Ungheria - Questo giovane rampollo, che sicuramente si è meritato tutto il suo strabiliante successo, in proporzione a reddito e patrimonio, paga molte – ma molte – meno tasse di un operaio o un’infermiera. Sapevatelo. E inca**atevi", si legge in un post.
Difficile inanellare tante forzature e inesattezze in poche righe, ma non manca chi glielo fa notare. Tanti utenti si incavolano, ma per il ricco compenso che la Salis riceve per fare l'eurodeputata: "ExilorLuxottica da lavoro ad 80.000 persone. Tu a quante?", "Lui almeno un lavoro ce l'ha, oltre a dar lavoro a migliaia di persone. Lei ha mai lavorato un giorno in vita sua?", "Mi fai molta più rabbia tu che guadagni dieci volte lo stipendio di un operaio quando non saresti capace di gestire una salumeria", scrivono alcuni utenti.
Luigi Marattin, economista e segretario del Partito Liberaldemocratico, si rivolge direttamente a Salis: "Onestamente, non sono così sicuro che tu sappia di cosa diavolo stai parlando. Quello che Del Vecchio-padre ha passato a suo figlio era la ricchezza accumulata DOPO essere stata (pesantemente) tassata al momento della produzione del reddito. Certo, molti paesi - sempre meno - applicano una tassa di successione più alta della nostra. Ma si tratta quasi sempre di paesi che tassano lavoro e produzione immensamente meno di noi".
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