Garlasco, il giallo degli abiti nel campo. Il dubbio di Lovati: "Anche di una donna"
Si fa sempre più acceso lo scontro tra i legali nella nuova inchiesta sul delitto di Garlasco. Il pool difensivo di Andrea Sempio, guidato dagli avvocati Angela Taccia e Liborio Cataliotti, avrebbe depositato alla gip di Pavia, Daniela Garlaschelli, un’istanza di incidente probatorio sul pc di Alberto Stasi. “Pur rispettando la scelta difensiva di depositare una richiesta di incidente probatorio sul pc di Stasi non sono d’accordo, perché mi sembra un inversione dell’onero di prova”, ha spiegato l’avvocato Massimo Lovati, ex difensore dell’attuale indagato, intervenendo ai microfoni di Mattino Cinque, il programma condotto da Federica Panicucci e il giornalista Francesco Vecchi.
“L’incidente probatorio? Un bluff”
La nuova richiesta di incidente probatorio mira ad acquisire come prova gli accertamenti tecnici sul pc di Stasi che, secondo quanto emerso da recenti consulenze tecniche, potrebbe rivelare il movente (mai accertato) del delitto. “Ogni cosa deve essere dimostrata dall'accusa, la difesa deve solo difendere. - ha commentato Lovati - Poi, per quanto concerne l’incidente probatorio, penso che la richiesta sarà respinta. È un accertamento tecnico ripetibile, che oltretutto consiste nella semplice visione dei computer. Non è che ci vuole tanto tempo per vedere”. E ancora: “Secondo me è un bluff. Sanno benissimo (i legali di Sempio ndr) che la richiesta non sarà accolta. Vogliono dimostrare che non hanno nulla da perdere”.
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Dello stesso avviso anche l’avvocato Antonio De Rensis, che assiste Alberto Stasi assieme alla collega Giada Bocellari: “Da un punto di vista tecnico sono pienamente d’accordo con Lovati - ha precisato il legale -. Per quanto riguarda inclusione/esclusione movente mi astengo dal commentare, perché ognuno nella sua strategia difensiva deve fare ciò che vuole”. Ad ogni modo “credo che la ragione di questa richiesta penso di averla compresa, ma la tengo per me. - ha aggiunto De Rensis - Concludo dicendo che non credo verrà accolta questa richiesta dell’incidente probatorio”. E infine: “Se asseriamo che la sentenza è la nostra guida, nella sentenza il movente non c’è e non possiamo fare uno ‘Stasi bis’”.
Caccia al vero movente. Guerra di perizie sui pc di Alberto e Chiara
Il mistero dei vestiti nel canale
Nel corso della puntata odierna di Mattino Cinque si è parlato anche dei reperti che, a 9 giorni dal delitto, vennero ritrovati in un canale a Zinagasco, cittadina distante circa 14 chilometri da Garlasco. Si tratta di un sacchetto contenente alcuni indumenti e un paio di scarpe che furono analizzati dagli inquirenti dell’epoca. L’esito degli accertamenti tecnici, eseguiti in prima battuta con il luminol, evidenziò la presenza di due “aree di luminescenza”: una sulla suola della scarpa destra e una su quella sinistra. Ma il combur test effettuato su quelle stesse tracce, definite dai periti “di dubbia natura”, diedero esito negativo. Motivo per il quale gli inquirenti ritennero di non dover disporre ulteriori approfondimenti. Successivamente i reperti vennero distrutti, ma il dubbio resta: potevano forse essere riconducibili al delitto? “Poteva essere sicuramente una circostanza pertinente, soprattutto a fronte di questa nuova ipotesi di omicidio in concorso. - ha spiegato Lovati - Mi sembra di aver capito che appartenessero a individui diversi, addirittura a una donna. Però la circostanza non è stata approfondita e quindi è diventata una circostanza neutra”. Infine, anche De Rensis ha espresso qualche perplessità: “Credo che forse sarebbe stato utile fare qualche approfondimento in più”.
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