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Corona bloccato dal giudice. Stop a Falsissimo, Signorini vince il primo round

Foto: Ansa

Gianni Di Capua
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Il giudice del Tribunale civile di Milano Roberto Pertile ha accolto il ricorso d'urgenza del conduttore tv Alfonso Signorini, rappresentato dai difensori Domenico Aiello e Daniela Missaglia, e ha ordinato a Corona "di rimuovere immediatamente da ogni hosting provider e da ogni social media a lui direttamente o indirettamente riconducibile, tutti i video nonché tutti i contenuti (testuali, audio e video) precisati nel ricorso e comunque aventi a oggetto" Signorini. Inoltre, il giudice "vieta e inibisce di pubblicare, di diffondere o di condividere, con qualsiasi mezzo o strumento e su qualsiasi hosting provider, qualunque ulteriore video o contenuto di carattere diffamatorio o che comunque danneggi, direttamente o indirettamente, il diritto alla reputazione, all'immagine e alla riservatezza". La puntata di Falsissimo prevista stasera non dovrebbe quindi andare in onda. Il giudice ordina, inoltre, a Corona di depositare nella cancelleria del Tribunale, entro due giorni, tutti i supporti fisici "che contengono i documenti, le immagini e i video relativi alla sfera privata" di Signorini nonché relativi alla corrispondenza telematica e non telematica del ricorrente con soggetti terzi e comunque tutti i materiali suscettibili di danneggiare direttamente o indirettamente il diritto del ricorrente alla reputazione e all'immagine". Se Fabrizio Corona dovesse violare una delle disposizioni del giudice Pertile dovrà pagare 2mila euro "per ciascuna singola violazione", moltiplicata per ciascun giorno di ritardo. E sempre all'ideatore di Falsissimo spetta pagare le spese legali pari a circa 9mila euro.

 

 

Finisce quindi con una sconfitta per Corona il primo round di una contesa che vede l'ex fotografo dei vip contro il presunto "sistema Signorini". In due puntate di Falsissimo, Corona ha cercato di svelare presunti meccanismi opachi nella selezione di alcuni concorrenti del Grande fratello Vip e nella puntata prevista questa sera avrebbe chiuso il cerchio sul direttore di Chi. Contro Signorini c'è un'inchiesta che lo vede indagato per violenza sessuale dopo la denuncia presentata dal modello Antonio Medugno che, sentito come testimone in procura, ha ribadito il suo racconto. Anche Corona è stato a sua volta denunciato per revenge porn per aver diffuso materiale privato proprio su Signorini. Fabrizio Corona non informa, ma si limita - per soldi - ad alimentazione il "pruriginoso interesse del pubblico". È questo, in sintesi, il ragionamento che porta Roberto Pertile, giudice del Tribunale civile di Milano, ad accogliere la richiesta di Signorini e a ordinare di bloccare ogni nuovo video contro il conduttore tv, oltre al "ritiro" di quanto già pubblicato con "Falsissimo".

 

 

Nel provvedimento di 14 pagine, il giudice sottolinea l'errore di invocare la libertà di stampa - Corona non è un giornalista - e ricorda che l'esercizio del diritto di cronaca e di critica deve rispettare i requisiti della verità oggettiva, della pertinenza e della continenza. Corona è "ben consapevole del fatto che le 'notizie' diffuse attraverso i suoi canali sono connotate da incertezza e non possono perciò ritenersi ammantate di verità oggettiva" spiega il giudice che precisa che l'inchiesta della Procura potrebbe dimostrare che si tratta di accuse false: i pubblici ministeri dovranno non solo valutare l'ipotesi di violenza sessuale ma anche quella di revenge porn che renderebbe vittima Signorini. Il materiale in possesso dell'ideatore di Falsissimo non contiene la prova di eventuali comportamenti illeciti, ma Corona "si è limitato a riferire di attrazione sessuale o relazioni sessuali che, per sé sole, nel nostro ordinamento - si spiega nell'ordinanza - non costituiscono illeciti". Inoltre, "non si ravvisa nessun interesse pubblico a conoscere le preferenze e le abitudini sessuali" di Signorini "che costituiscono di fatto l'unico oggetto delle informazioni diffuse dal Corona" poiché nei vari messaggi telematici istantanei prodotti "non si rintraccia nessun indizio del 'sistema basato su ricatti sessuali per favorire l'ingresso di giovani nel mondo dello spettacolo'", oltre al fatto che "non v'è neppure un principio di prova della genuinità di tali conversazioni". I dialoghi riportati, come i video non fanno altro che alimentare nel pubblico "soltanto la morbosa curiosità per piccanti vicende sessuali, afferenti solo alla sfera intima delle persone coinvolte, alle loro pratiche o anche solo fantasie sessuali, confinate comunque all'interazione fra i due interlocutori" scrive il giudice civile Pertile. "L'aver attribuito a Signorini, fra gli altri, l'epiteto di 'por.. lurido' (circostanza non contestata) costituisce palese violazione del predetto limite" e si traduce "nella deliberata alimentazione del pruriginoso interesse del pubblico, accusando il ricorrente di aver 'perpetrato condotte immorali, deplorevoli e penalmente rilevanti' senza neppure il conforto di prove univoche e al solo scopo di offendere la dignità del ricorrente per poter da ciò ricavare profitto economico", tanto che Corona ha già potuto contare su oltre 15 milioni di visualizzazioni. 

 

 

Corona ha reagito subito: presenterà ricorso in appello contro il provvedimento del Tribunale civile. "Ovviamente faremo ricorso" si limita a dire l'avvocato Ivano Chiesa, impegnato in un'udienza. "Non esiste in Italia la censura, non esiste la possibilità di inibire a nessuno di noi la possibilità di dire quello che vuole, non c'è. Tu puoi intervenire dopo, se ti ho offeso tu mi quereli, ma non è che se pensi che siccome domani ti offenderò ancora mi impedisci di parlare... perché non siamo in Russia" aveva di recente spiegato il legale.

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