Storace: l'Europa dice "sì" ad Alemanno ma la Cassazione lo tiene in cella
Per i giudici italiani è il tempo del No, evidentemente. Mentre in Europa – sulla stessa materia – invece dicono sì. Il caso è quello di Gianni Alemanno, in carcere da Capodanno del 2025 non per aver ammazzato qualcuno, non per aver rubato qualcosa, non per stupro, ma per aver violato le prescrizioni del magistrato di sorveglianza rispetto alla pena legata al traffico di influenza pari a 22 mesi. Ieri la Cassazione ha deciso che l’ex sindaco di Roma deve stare in cella fino all’ultimo giorno – non possono certo togliergli il diritto di veder rispettata la buona condotta che ha osservato e quindi non si dovrebbe andare oltre giugno – perché hanno respinto il ricorso di legittimità presentato dalla sua difesa (il suo caso è seguito dagli avvocati Placanica ed Albertario). Il ricorso poggiava le sue fondamenta su un fatto preciso: il traffico di influenza appoggiato, nel suo caso, all’abuso di ufficio, è stato già abbondantemente scontato in galera, e il Parlamento ha abrogato l’abuso di ufficio. Perché insistere dunque con una detenzione che davvero non si spiega?
Alemanno ancora in carcere, ma i giudici europei… Il video di Francesco Storace
Ma al Palazzaccio di Roma hanno detto no. Con il rischio di vedere emergere una contraddizione enorme: nella stessa giornata si è pronunciata sulla legittimità del ricorso, la Cedu, la Corte europea dei diritti dell’uomo.
E proprio sulla legittimità in quella sede si è detto sì e quindi ora si potrà prendere una decisione sul caso Alemanno che si troverà a fronteggiare lo Stato italiano.
Una situazione davvero incredibile e che pare insensata ai più. Ma questa è la «giustizia» nel nostro Paese. Criminali incalliti, autentici assassini, stanno fuori. Alemanno deve pagare la gravissima colpa di aver sollecitato - secondo gli inquirenti e nemmeno questo era vero un pagamento dovuto a fornitori di una società comunale per servizi resi.
Ma lo hanno condannato dopo aver tentato di appioppargli persino l’associazione mafiosa e la corruzione, cadute a grappolo, e qualcosa dovevano lasciargli incollato. Poi, ci si è messa la magistratura di sorveglianza e ora sta a Rebibbia.
Lo spiraglio che si apre in Europa favorirà una soluzione entro giugno? Difficile prevederlo, ma certo è che non ci facciamo una bella figura come sistema Paese ed è su questo che tutti dovrebbero riflettere. Il caso Alemanno non è questione da affrontare con la misura della simpatia, ma dell’equità.
Tanto più che il procedimento rientra in uno dei filoni dell’inchiesta nota come «Mondo di Mezzo». Nel corso dello stesso processo Alemanno era stato appunto prosciolto da tutte le altre imputazioni. La Suprema Corte ha quindi confermato la decisione dei giudici di merito. E questo in clamoroso contrasto con la Cedu. E la difesa dell’ex sindaco di Roma, rappresentata in Cassazione dall’avvocato Cesare Placanica si è dichiarata «estremamente delusa in considerazione della scelta di non voler affrontare il merito della questione posta relativa al fatto che la condotta originariamente sanzionata dalla Cassazione, l’aver sollecitato l’immediato pagamento, senza attendere il maturare del proprio turno, ad Ama ed Eur Spa di somme pacificamente dovute, non fosse più penalmente rilevante». «Lo sconcerto rispetto all'atteggiamento della giurisdizione italiana aumenta dato che in singolare coincidenza lo stesso giorno la Cedu ha comunicato alla difesa il superamento del vaglio di ammissibilità del ricorso che avevamo proposto - aggiunge - avverso il primo rigetto del nostro ricorso che era stato proposto sulla medesima questione a riprova della serietà dei temi oggetto di giudizio. Confidiamo che nell’udienza che verrà a breve fissata sia eliminata la pena per un fatto non più penalmente rilevante con conseguente immediato ritorno in libertà di Alemanno».
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