Navalny, "non sorprendente": il punto che non torna secondo Mikhelidze
Per Ue e Usa non ci sono dubbi: è Vladimir Putin il vero responsabile della morte di Alexei Navalny. L'ultimo vero oppositore dello zar finisce la sua lotta contro il regime nella colonia penale n. 3 del distretto russo di Yamalo-Nenets, in Siberia, colto da un malore. Secondo il Servizio penitenziario russo, l'avvocato di origini ucraine si è sentito male dopo una passeggiata "perdendo quasi subito conoscenza". I medici dell'ambulanza avrebbero provato a rianimarlo per circa mezz'ora. Per l'Ue e gli Usa non ci sono dubbi: a prescindere dai dettagli del decesso, è tutta la persecuzione portata avanti contro di lui negli ultimi anni ad averlo fatto morire. A C'era una volta il Novecento, la trasmissione di La7, i conduttori Alessio Orsingher e Luca Sappino hanno chiesto alla politologa Nona Mikhelidze di spiegare chi fosse il dissidente numero uno dello zar.
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"La notizia è scioccante ma non sorprendente. Navalny non è morto in carcere, è stato assassinato oggi in carcere ed è successo anche per dei motivi che stiamo osservando negli ultimi mesi sulla scena internazionale": questa la premessa della Responsabile di ricerca presso l'Istituto Affari Internazionali. Poi Mikhelidze è tornata all'interrogativo: "Navalny era il leader dell'opposizione, soprattutto dopo l'assassinio di Boris Nemcov. Ha saputo prendere il popolo russo per un altro verso: il suo fare opposizione a Putin era 'Cari concittadini, lo Stato vi sta derubando'", ha detto. Quindi ha spiegato meglio: "Si concentrava sullo Stato corrotto da Putin. Ha offerto documenti, ha cercato di svegliare il popolo russo".
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