Pomeriggio5, lo sfogo del padre della ragazza investita da Genovese: “Tempi assurdi del tribunale”
Edward Von Freymann, padre di Gaia, vittima, insieme alla sua amica Camilla, del drammatico incidente del 22 dicembre 2019 in Corso Francia, a Roma, è stato intervistato nel corso della puntata del 2 gennaio di Pomeriggio5, il programma condotto da Myrta Merlino su Canale 5. Alla guida dell’auto che investì e uccise le due ragazze c’era Pietro Genovese, il figlio del famoso regista Paolo, condannato in via definitiva dopo aver scelto il rito abbreviato. Oggi si torna a parlare di lui per un reato di evasione risalente al 2021: "Io aspetto da due anni e più il tribunale di sorveglianza che, per quanto riguarda la condanna, dica esattamente se Genovese dovrà fare gli arresti domiciliari o se dovrà andare in carcere. Sappiamo perfettamente che sotto i quattro anni nessuno va in carcere e quindi siamo tutti in attesa che si pronunci il tribunale".
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"Il tema è che siamo tutti quanti in attesa e non capisco per quale motivo ci metta così tanto il tribunale a dare una risposta - continua il padre di Gaia -. Io pure mi trovo in difficoltà, visto che vado nelle scuole a cercare di sensibilizzare i ragazzi, dalla quinta elementare fino ai diciotto anni, e racconto un po’ la storia di Gaia. Molte volte i ragazzi mi chiedono se è stato condannato questo ragazzo, dove sta, che fine ha fatto. E non sappiamo dare una risposta, questo è monito per chiunque”.
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A Von Freymann viene chiesto se Gaia avesse mai attraversato fuori da quelle strisce pedonali: “Mai! Ne eravamo certi sia io che la mamma, lei aveva paura addirittura di morire sulla strada, dal mio incidente era rimasta traumatizzata e addirittura l’avevamo portata anche da uno psicologo. Io ho avuto un incidente in motocicletta, sono stato in coma per un mese e poi è stata un Po’ dura, insomma, per un anno sono stato in ospedale. Poi ho fatto fisioterapia e lei l’ha vissuta in prima persona. Era stata traumatizzata e dal primo momento seguiva proprio le regole, ci bacchettava magari sul parcheggio o sulla velocità, sulle cinture di sicurezza, lei se le metteva addirittura dietro. Quindi era anche un po’ d’esempio ai suoi amici, ai suoi compagni di classe".
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