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Cospito al 41 bis, l'analisi di Enrico Mentana: si ferma lo studio da Giletti

Giada Oricchio
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La conferma da parte della Cassazione del 41 bis e dell’ergastolo ostativo per Alfredo Cospito, il militante della Federazione Anarchica Informale, in sciopero della fame da oltre 4 mesi, lascia perplessi giuristi e intellettuali quali Massimo Cacciari, Moni Ovadia e l’ex presidente della Corte costituzionale Giovanni Maria Flick.

Anche il direttore del TGLA7, Enrico Mentana, è convinto che il carcere duro per Cospito (condannato per la gambizzazione del manager di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi e per i due ordigni fatti esplodere davanti all’ex caserma allievi carabinieri di Fossano nel 2006) sia una forzatura giuridica.

In collegamento con la puntata del talk di LA7 “Non è l’Arena”, domenica 26 febbraio, Mentana ha commentato la vicenda: “Cospito non è il leader di un’organizzazione, ha compiuto e rivendicato un’azione odiosa e gravissima, deve pagare e deve stare in galera. Però qui non si tratta di liberarlo o di far sconti di pena, si parla del 41 bis”.

Poi ha sottolineato come l’ex magistrato Carlo Nordio abbia cambiato idea in proposito: “Il sistema del carcere duro è vicino ai limiti della Costituzione. Lo diceva anche Nordio prima di diventare ministro”. Il direttore ha ricordato che Cospito (oggi è tornato nel carcere di Opera a Milano) non è un leader sovversivo e che si trova al 41 bis per un’altra azione “che non ha fatto vittime e che non è ancora passata in giudicato” (l’attentato alla caserma, nda). Dunque, un’anomalia giuridica.

Secondo i magistrati, il militante deve rimanere al “carcere duro” perché potrebbe orientare l’azione degli anarchici, ma Mentana osserva: “In che modo?! Per 8 anni e mezzo non è stato al 41 bis, nel frattempo quali e quanti attentati anarchici ci sono stati? Cosa ha orientato? Niente. E allora perché ci sta? È una questione di civiltà. Poteva essere anarchico, fascista, comunista, qualsiasi cosa... neanche tutti i mafiosi sono al carcere duro”. L’ex sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, si è detto assolutamente d’accordo: “È inammissibile, un atteggiamento di pura vendetta e malafede”.

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