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In Onda, Calenda sputa veleno sulla manovra: chi deve andare in piazza e cappottare le città

Giada Oricchio
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È corsa contro il tempo per la legge di Bilancio: va approvata entro la fine di dicembre per scongiurare l’esercizio provvisorio. In effetti, il governo è alle prese con alcune criticità (ad esempio Pos, tetto al contante, pensioni minime) e Carlo Calenda mette il dito nella piaga. Ospite del talk “In Onda” su LA7, domenica 18 dicembre, il fondatore di Azione ha osservato: “Stanno facendo un macello sugli emendamenti, non basta lavorare di più per recuperare gli errori. Se ci fosse l’esercizio provvisorio, e il rischio c’è, sarebbero felici i rigoristi. Il governo darebbe un segno di incapacità gestionale”.

Severissimo il giudizio nel merito della manovra: “Dentro non ha assolutamente nulla, basti pensare al disastro sulla sanità. Hanno ribaltato l’Italia, fatto fuoco e fiamme per il Pos?! Doveva essere il cambiamento dell’universo e invece è una manovra con quattro mancette”. Il leader del Terzo Polo ha imputato la sgangherata legge di Bilancio non tanto al premier quanto al ministro delle Infrastrutture: “La verità è che queste misure non sono di Giorgia Meloni, ma di Matteo Salvini e quindi, per quanto mi concerne, sbagliate per definizione”.

L’implacabile Calenda ha espresso giudizi negativi pure sull’ascesa di Giorgia Meloni, da underdog a Palazzo Chigi: “La sua evoluzione è quella di tutti i populisti. Quando sono all’opposizione urlano, minacciano l’UE e dicono le cose che chi soffre vuol sentir dire. E questo lo hanno fatto anche Salvini e i Cinque Stelle. Tutti raggiungono il 30% – ha affermato l’ex ministro -. Poi però vanno al governo, non ribaltano un cacchio, non hanno le soluzioni e si sgonfiano. Ne abbiamo visti in passato di questi fenomeni e sono stanco. Votiamo a cacchio!”.

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