Il "mistero" dell'autogrill. Quesiti per Gennaro Vecchione e soprattutto per Giuseppe Conte
L’Italia è fatta così, un Paese in cui le vecchie storie non vanno mai in archivio ma si ripropongono carsicamente. Ad esempio, è merito de Il Giornale aver riportato alla luce un episodio che si presta a svariate letture, e che a noi de Il Tempo sollecita un interrogativo e un'ipotesi politica finora non esplorata.
Intanto, i fatti. Il 23 dicembre 2020, all’autogrill di Fiano Romano, Matteo Renzi incontrò Marco Mancini, allora dirigente del Dis. Una professoressa di passaggio filmò e fotografò la scena col cellulare e mesi dopo mandò il materiale a Report, che lo mise in onda il 3 maggio 2021, suscitando il vespaio che sappiamo.
All’epoca (fine 2020) Renzi stava facendo cadere il governo Conte bis e Mancini era in corsa per una promozione ai vertici dell’intelligence. I due protagonisti, Renzi e Mancini, sostengono che l’incontro servisse solo a consegnare al senatore i «babbi», i celebri dolcetti romagnoli, e per scambiarsi gli auguri di Natale. E Renzi ha certamente ragione quando fa notare di non avere nulla di particolare da nascondere: anzi, l'incontro si sarebbe tranquillamente potuto tenere nei suoi uffici al Senato, e fu spostato lungo la strada solo per un cambio di agenda. Tutto torna.
Dopo di che, come si sa, la professoressa è stata indagata per riprese fraudolente, i giornalisti di Report per rivelazione di segreto di Stato: entrambi i filoni sono stati archiviati. Elisabetta Belloni aveva opposto il segreto di Stato; Giorgia Meloni ha poi dato mandato di revocarlo.
Ma qui arrivano la nostra domanda e l'ipotesi politica da esplorare.
Panico "democratico" (se gli elettori non votano a sinistra). Trionfo AfD e crisi di nervi progressista
— IL TEMPO (@tempoweb) September 8, 2026
Scandalo Covid, Pd e 5Stelle nella bufera
Caso Ranucci, la difesa sbilenca di Lavitola
Ecco la nostra prima pagina ⬇ #buongiorno #8settembre #iltempoquotidiano pic.twitter.com/8jqiO2Sw2r
Intanto, la domanda: perché Gennaro Vecchione, capo del Dis, anche quando Report mandò in onda il servizio, non chiese a Mancini una relazione scritta sui fatti? Sarebbe stata la prima - direi elementare- richiesta di qualunque superiore gerarchico in una circostanza simile. Eppure non risulta che ciò sia accaduto. Come mai? Tra l’altro in quel momento Mancini era un dirigente dello stesso Dis (caporeparto/capocentro) e, secondo alcune ricostruzioni, aspirava a una promozione a vicedirettore proprio sotto Vecchione, o addirittura a un ruolo di vertice all’Aise.
Veniamo all’ipotesi politica, finora non esplicitata eppure assolutamente razionale da un punto di vista teorico: mi riferisco all’eventualità, a mio avviso probabile (o almeno tutt'altro che improbabile), che sia stato proprio Giuseppe Conte a favorire l’incontro, o comunque a non opporvisi. Come dire: caro Mancini, vai tu a parlare con Renzi visto che sei in buoni rapporti con lui, vai a vedere quello che ti dice. Magari lo rabbonisci, io salvo il governo, tu prendi la tua promozione, e vivremo tutti felici e contenti. Ne abbiamo certezza? No, ovviamente. Ma il ragionamento fila e ha un evidente senso politico. Del resto, non si vede perché un semplice scambio di auguri e la consegna di un dolce avrebbero dovuto richiedere diverse decine di minuti: il tempo necessario, invece, a una delicata conversazione politica.
Peraltro va ricordato non solo quanto fosse teso in quel momento il rapporto tra Renzi e Conte (il primo stava per far cadere il governo, come poi avvenne), ma anche il fat to che Conte avesse mantenuto per sé la delega ai servizi.
Al momento dell’incontro all’autogrill (23 dicembre 2020) non c’era infatti un’autorità delegata. Giuseppe Conte, in entrambi i suoi governi, aveva conservato per sé quella delega, nonostante le pressioni del PD. E dunque Vecchione, come direttore del Dis, rispondeva direttamente a Conte.
L’autorità delegata sarebbe arrivata solo dopo, il 21-22 gennaio 2021, quando Conte — ormai in crisi di governo — nominò l’ambasciatore Pietro Benassi, suo stretto consigliere. Quella nomina durò pochi giorni: il 13 febbraio si insediò Draghi. E, con lui, l'autorità delegata sarebbe divenuta Franco Gabrielli.
Tra l’altro, facendo un passo indietro, tutti ricordiamo, tra l’estate e l’autunno del 2019 (l’estate del celebre tweet trumpiano di sostegno a «Giuseppi»), le acrobazie di Conte: far credere a Trump di aiutarlo nella sua controinchiesta sul Russiagate (cosa che probabilmente alla fine non avvenne), e tuttavia contemporaneamente far temere al Pd, a Gentiloni e a Renzi di stare aiutando gli americani a ripercorrere gli eventi meno chiari del 2016. Un gioco di specchi abile, spericolato e rischioso: da parte di chi - Conte - teneva anche le fila del controllo dell’intelligence.
Faccenda assai interessante: occorrerà tornarci sopra.
Dai blog
Prince inedito, con Timeless arrivano dieci canzoni nuove
The Beatles a Abbey Road, tutti sul set per i 4 film di Mendes
Fenomeno Anna, la rapper dei record cala un altro asso