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Estate calda per il centrodestra. Dieci piccoli appunti per Fdi, Lega e Fi

Daniele Capezzone

I temi decisivi Sono tre: tasse, sicurezza e immigrazione. Ogni partito scelga un tema da spendere nel rapporto con gli elettori Come trasformare le tensioni in nuova unità in campagna elettorale E valga il «metodo Berlusconi» in tutte le direzioni

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Inutile girarci intorno: è un'estate delicata e non priva di tensioni per il centrodestra. In parte, si tratta di un fenomeno fisiologico: i partiti sono tre, ognuno vanta orgogliosamente la propria identità, e l'avvicinarsi delle elezioni induce tutti più alle rivendicazioni che alle reciproche concessioni. In altra parte, però, rischia di essere un errore, anzi una combinazione incrociata di errori dalle conseguenze potenzialmente fatali. Non dimentichiamo mai che esiste il rischio, tra qualche mese, di ritrovarci con Conte a Palazzo Chigi, la Boldrini agli Esteri, Fratoianni agli Interni, e Bonelli non so dove. E già questo dovrebbe indurre tutti (Vannacci incluso) a evitare colpi di testa. Ciò detto, provo (con il rischio di semplificazioni che i lettori mi perdoneranno) a individuare qualche priorità.

1. Bisogna evitare qualunque mossa che danneggi il brand Meloni. Giorgia Meloni è la risorsa più preziosa per tutta la maggioranza in vista delle prossime elezioni, e nessuno dovrebbe mai dimenticarlo.

2. La nuova legge elettorale va approvata. Senza di essa, se cioè si votasse con la legge attuale, sarebbe scontato uno scenario di pareggio, cioè di palude. A quel punto, rischieremmo il ritorno di un tecnico, o peggio del Pd dietro il paravento dei professori.

3. Personalmente non amo le preferenze, e invito tutti a considerare i rischi del mix tra tetti di spesa, campagne costose, preferenze e norme sul traffico di influenza: i rischi per i candidati mi paiono oggettivamente altissimi. Ma se l'alternativa è tra preferenze e liste bloccate, è ovvio che le preferenze siano il male minore. E che inserirle significherebbe almeno restituire agli elettori un po' di potere di scelta.

4. In ogni caso, la maggioranza valuti rapidamente se al Senato e alla Camera ci sono le condizioni per reintrodurre e approvare un emendamento sulle preferenze: la partita va chiusa a inizio settembre. Non si possono perdere mesi rimanendo bloccati da questo scoglio.

5. C'è una decisione tutta politica da prendere sulla tempistica delle elezioni. Elezioni ad aprile prossimo (di fatto dopo l'approvazione della manovra) oppure a settembre-ottobre '27? Nel secondo caso, si potrebbe tentare (nell'estate del '27) di anticipare il decreto fiscale della manovra successiva, e quindi di fatto varare da adesso a fine legislatura due leggi di bilancio, non solo una. Se il governo pensa di avere risorse per un benedetto taglio di tasse, la doppia manovra mi sembrerebbe un'opzione da tenere in seria considerazione.

6. Chi è più forte deve ricordare il «modello Berlusconi» (e questo vale per Fdi, che oggi guida la coalizione): con gli alleati, specie quando sono più deboli, occorre essere generosi e comprensivi.

7. Ma il «modello Berlusconi» deve valere anche per Forza Italia. So per esperienza diretta che la cosa che faceva più infuriare il Cav, quando era a Palazzo Chigi, era quello che chiamava il «controcanto» da parte di An e Udc, cioè un quotidiano esercizio di distinzione pubblica, sui giornali e nei talkshow. Aveva ragione lui, e ora gli azzurri non dovrebbero praticare questo stesso sport verso la Meloni.


8. I tre partiti dovrebbero cercare di organizzare una campagna elettorale complementare e non conflittuale: scegliere per ciascuno (Fdi, Lega, Fi) un tema forte, e giocarlo nel rapporto con gli elettori senza polemizzare con gli alleati. La manovra (o le due manovre) dovrebbero servire a conseguire risultati in quelle direzioni, consentendo a ciascuno di rivendicare un successo.


9. I temi decisivi sono tre: tasse, sicurezza, immigrazione. Sulle tasse (e sulla necessità di un intervento a favore del ceto medio) ho scritto fino alla nausea. Oggi sulla sicurezza il professor Di Gregorio firma su Il Tempo un saggio di eccezionale lucidità.


10. Quanto a Vannacci, sta a lui decidere se far vincere la sinistra o no. Il centrodestra, dal canto suo, non deve porre veti. Di nuovo, vale il «metodo Berlusconi», che nel ‘94 aggregò una Lega allora secessionista con l’Msi non ancora divenuto An. Bisogna sempre tentare di includere. A meno che l’altra parte (Futuro Nazionale) non scelga dolosamente e furbescamente di fare un gioco sporco.

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