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Contro la Le Pen solito meccanismo: demonizzare e umiliare. Ma i "correttori della democrazia" non avevano previsto la (sana) ribellione del popolo

Daniele Capezzone

Daniele Capezzone
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Dunque, secondo la sentenza d’appello della Corte di Parigi, Marine Le Pen tornerebbefinalmente candidabile. Bontà loro, i magistrati transalpini hanno rinunciato all’idea incredibile e antidemocratica di buttare fuori corsa una candidata sgradita all’establishment. E però i giudici hanno comunque stabilito che lei, la donna più famosa e popolare di Francia, dovrebbe andare in giro con il braccialetto elettronico, come una pericolosa criminale. Cosa che al momento non avverrà, avendo Marine fatto ricorso.


No, amici lettori, non è una Via Crucis, al massimo una mortificante «via trucis». E, nell’eterno ritorno del sempre uguale, in un format che non cambia dai tempi di Berlusconi, l’ultima disperatissima stazione del viaggio è sempre la stessa, subito dopo l’attacco per via giudiziaria: il tentativo di sottoporre il nemico a un umiliante rituale di degradazione. Il sogno è sempre il medesimo: ridurre il soggetto sgradito alla condizione di paria (nazionale e internazionale), di grande appestato, naturalmente in quanto «fascista», «onda nera», «ultradestra», e via delirando. y E cosa accadeva, durante le più cupe pestilenze medievali, ai poveri lebbrosi? Veniva loro imposto un rumoroso campanello, un sonaglio che avvertisse gli altri viandanti del possibile arrivo di un malato contagiosissimo, dunque da evitare. Per l’establishment francese, esattamente questa dovrebbe essere la sorte di Marine Le Pen.


È l’ora di dire che tutto questo non solo va respinto, ma è tecnicamente folle. In Germania, circa un anno fa, una struttura interna all’apparato dei Servizi ha appiccicato addosso a AfD l’etichetta di forza estremista. I media giustificazionisti hanno relegato a dettaglio di cronaca il fatto che già adesso, in forza di questa classificazione, i dirigenti di quel partito possano teoricamente essere oggetto di penetranti registrazioni audiovideo da parte degli apparati di sicurezza, i quali potranno anche avvalersi di «informatori» interni. Un armamentario degno della Stasi. Sta di fatto che è anche per questa via (demonizzazione selvaggia e attacco concentrico) che AfD in Germania è arrivata al 29%.


La perversa logica di fondo è sempre la stessa: «correggere» la democrazia, applicare misure «ortopediche» a un popolo che voti o possa votare «male». Non a caso, per Marine Le Pen, la fretta in primo grado non era stata quella della condanna penale: ma quella di sancire l’ineleggibilità della leader di destra. Tanto quanto a suo tempo per Silvio Berlusconi si corse a decretarne la decadenza da senatore. Ecco il punto: il soggetto «sgradito» sarebbe votato? E allora non deve essere più votabile.


Ma c’è una novità interessante in mezzo a tanto buio. I «correttori» della democrazia hanno calcolato tutto tranne la reazione del popolo. Della Germania abbiamo già detto: AfD cresce a vista d’occhio. E in Francia una vittoria della destra alle presidenziali del 2027 non è mai stata tanto probabile quanto lo è oggi. Che dice a se stesso il cittadino comune? Vogliono impedirmi di scegliere, vogliono restringere la mia libertà, vogliono eterodeterminarmi? E allora automaticamente, anche in molti cosiddetti «moderati», scatta una grande e sanissima voglia di ribellione. Avanti così.
 

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