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Conte nella tempesta, il leader grillino e sempre più nervoso

Daniele Capezzone

Il leader grillino è sempre più nervoso. Sarà trascinato davanti alla Commissione Covid. E soprattutto, per la prima volta in otto anni, salta il sistema di protezione che lo aveva sempre misteriosamente tutelato. Ma chi è davvero Giuseppe Conte? Chi lo ha «scelto»? E chi vorrebbe di nuovo imporlo agli italiani?

Daniele Capezzone
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Giuseppe Conte è sempre più nervoso. Agitato, a tratti preda di scatti d’ira, sgarbato in tv, oltre che sempre pronto a insultare Il Tempo e i giornali del Gruppo Angelucci. La realtà è che il misterioso uomo di Volturara Appula sente per la prima volta mancargli la terra sotto i piedi. O, se volete, si accorge di non avere un ombrello a portata di mano mentre su di lui si prepara una tempesta. A ben vedere, infatti, resta un enigma legato al livello di tutela di cui il leader grillino ha potuto misteriosamente godere da almeno otto anni. L’Italia è un paese difficile, pieno di insidie. Da trent’anni non c’è personalità pubblica, meno che mai politica, che possa dirsi immune da rischi, da colpi bassi, da attacchi mediatici o giudiziari o di entrambi i tipi. Tranne Giuseppe Conte.


Curiosamente ma regolarmente, a favore del misterioso avvocato del popolo, scatta da anni una invisibile ma tenacissima rete di protezione. Accompagnata da un meccanismo altrettanto indecifrabile (ma efficace) per promuoverlo, per proporlo o per riproporlo, per candidarlo a tutto. Prendi i primi mesi del 2018. Nessuno lo conosce. È in corso una campagna elettorale in cui tutti prevedono un successo dei Cinquestelle e della Lega, ma nessuno può immaginare che quelle due forze finiranno per convergere in un esperimento politico inedito. Eppure è in quel momento che lui per un verso viene scelto da M5S come uno dei professori “testimonial” della campagna grillina, mentre per altro verso prosegue il suo percorso professionale con rilevanti incarichi legali.

Al punto che, mesi dopo, una volta divenuto premier, ci saranno occasioni in cui dovrà correttamente uscire per qualche momento dal Consiglio dei Ministri, per ragioni di opportunità, proprio per non occuparsi di temi che erano stati oggetto di un suo pregresso interesse professionale. Ma rifacciamo un passo indietro. Le elezioni del 2018 alla fine si tengono, non emerge una maggioranza chiara, si susseguono estenuanti consultazioni al Colle, fino all’imprevedibile soluzione del governo gialloblù, con la nascita della maggioranza M5S-Lega. Per un paio di giorni aleggia l’ipotesi autorevole di Giulio Sapelli candidato premier. Poi oplà- da un misterioso cilindro (di chi?) viene fuori lui, nell’incredulità generale. Ma Conte magicamente ottiene al Colle l’incarico, pur da sconosciuto totale: un’altra circostanza singolare e inedita, ripensandoci a posteriori.


Rimettete in fila tutte queste circostanze. Miracoli della politica? Miracoli dello studio Alpa? Miracoli del collegio religioso di Villa Nazareth? O magari no: chissà, tutto potrebbe essere stato frutto del caso e di un indubbio talento nel costruire relazioni. Però ecco, il dubbio resta: che ci siano stati ambienti (molto cattolici e molto laici, in curiosa convergenza) che lo abbiano “scelto” e “promosso” in una fase italiana confusa e di transizione. E che poi lo abbiano protetto, accompagnandolo acrobaticamente in un passaggio dall’alleanza con Salvini a quella con il Pd. In una sola estate, non dimentichiamolo, Conte transita dalle conferenze stampa con in mano i cartelli a favore dei decreti Salvini alla convergenza con il Pd zingarettiano. E nessuno glielo rimprovera, anzi la cosa viene presentata come se fosse un’evoluzione politica naturalissima.


Poi inizierà la vicenda Covid, con gli scandali e le ombre che sappiamo. E in parallelo una politica estera largamente antioccidentale (i russi che scorrazzano su e giù per l’Italia, Xi Jinping portato a Roma in processione, un asset filocinese infilato nel governo in posizione strategica, pur da sottosegretario), e però stranamente benedetta dal tweet di Trump dell’estate del 2019, nel pieno della controindagine in cui il tycoon sperava in un aiuto italiano. Sono passati sette anni da allora, ma la rete di protezione era di nuovo scattata. Su tutto l’affaire Covid, si registrava una gran dormita delle procure italiane. Poi, tutt’a un tratto, gli “imprevisti”: la Commissione Covid ha lavorato bene, anzi benissimo. E allora è sorta l’esigenza di censurarla.


I cosiddetti “grandi giornali” hanno scritto il minimo indispensabile (nulla o quasi nulla quando proprio erano costretti). In tv, con un paio di eccezioni, l’ombrello protettivo si è riaperto. Ma forse troppo tardi, perché adesso c’è un varco. La tenacia di Fratelli d’Italia, la risposta dei Presidenti delle Camere all’appello de Il Tempo, e infine la mossa dell’altro giorno dí Galeazzo Bignami hanno messo Conte in un angolo. Lui sbraita e medita vendetta, ma la sabbia nella clessidra comincia a scarseggiare.

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