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Hezbollah è una minaccia ma per la "redazione unica" è sempre colpa di Israele

Foto: Ansa 

Alessandro Bertoldi
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Israele aveva chiarito sin dal primo giorno della trattativa tra Stati Uniti e Repubblica islamica dell’Iran che il Libano sarebbe rimasto una questione estranea a qualsiasi accordo. Così come è normale che sia, visto che si trova a migliaia di chilometri di distanza dall’Iran, non c’entra con quella guerra, se non per il fatto che Teheran da decenni foraggiai terroristi di Hezbollah. Peraltro Israele non è nemmeno parte dei negoziati e, nonostante l’alleanza strategica con Washington, ha una sua autonomia e sovranità. Gerusalemme non rinuncerà mai alla sua sicurezza, questo è chiaro da tempo a tutti, e se vi fossero attacchi o minacce imminenti non si risparmierà nelle risposte. Constatato ciò, e poiché queste considerazioni sono note a tutti da sempre, persino agli stessi mediatori qatarini e pakistani, è quindi evidente che più che di un accordo si tratti di una tregua (forse) più strutturata e prolungata.


Nonostante questo, i media occidentali e in particolare tutti i giornali italiani, fatta eccezione per Il Tempo e Il Foglio, hanno titolato con frasi che accusano Israele di boicottare "la pace" per aver proseguito con le operazioni militari contro Hezbollah in Libano. L’odio per Israele ormai non ha limiti, acceca quasi chiunque e in qualsiasi circostanza. Persino dinanzi all’evidenza di un accordo che non può reggere, poiché fondato sul nulla, o peggio, sulle potenziali e improbabili buone intenzioni degli iraniani, la voglia di accusare Gerusalemme ha la meglio su qualsiasi logica e capacità d’analisi.


Lo abbiamo scritto ieri: si può pensare che, considerando la situazione, le tensioni, le esigenze di sicurezza d’Israele, l’attivismo di Hezbollah contro lo Stato ebraico, le attività iraniane nella regione, il rafforzamento dell’Iran se incasserà le ingenti somme derivanti dallo scongelamento degli asset e i proventi del petrolio, questa specie di accordo possa durare a lungo? Mi sembra impossibile anche solo che qualcuno lo pensi. Se tutti manterranno la parola data, l’accordo già oggi non esiste, è un non accordo, poiché gli israeliani continueranno a colpire Hezbollah in Libano e gli iraniani considerano la questione una scusa per rompere l’accordo. Così come è impensabile che da un giorno all’altro Teheran consegni l’uranio arricchito in buone mani e rinunci al programma nucleare. Comprensibile anche se sconsiderato, che Trump abbia dovuto porre fine al conflitto per esigenze interne. Assurdo perché insensato e se finirà così sarebbe stato meglio non iniziarlo.


I media nostrani non vedevano l’ora di annunciare un accordo, per poter dire che Donald Trump ha sbagliato e poi perso, come ha fatto la tv di Stato iraniana. Infatti sembrano essere più contenti dell’accordo, in funzione degli scarsi risultati ottenuti finora da Washington, che per il raggiungimento di un’ipotetica pace. Mentre l’opposizione iraniana e la diaspora sono state illuse e abbandonate, Israele è stato sostenuto e poi abbandonato; loro sono felici che il regime resti in carica e che i traguardi raggiunti grazie a questa guerra siano davvero pochi. Potranno così proseguire la loro campagna anti-Usa. Noi de Il Tempo, nella tradizione culturale ed editoriale che ci contraddistingue, invece siamo abituati a non guardare a domani, ma a dopodomani, perché crediamo nella «pace giusta», perché non vogliamo un regime degli Ayatollah più forte, non vogliamo che l’esistenza d’Israele e la sicurezza dell’Occidente e dei Paesi del Golfo siano minacciate e infine vogliamo raccontare ai nostri lettori che cosa potrebbe accadere, non soltanto cosa è accaduto ieri. Non dimentichiamo il popolo iraniano e quello ebraico, così come non crediamo ai turbanti che ci odiano e non vogliamo credere che l’America lasci ancora una volta il campo in questo modo.

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