Viareggio, investì lo scippatore marocchino: condanna con tanti dubbi
Fortunatamente non abbiamo ancora visto in Italia qualcosa di simile a ciò che è capitato al giovanissimo Henry Nowak, ammanettato dalla polizia inglese mentre stava morendo sulla base di false accuse di razzismo del suo assassino. L'indottrinamento DEI (diversità, equità, inclusione) non è ancora penetrato nella formazione delle nostre forze dell'ordine, che agiscono con professionalità e neutralità. Non si può dire altrettanto di certi magistrati, che vediamo adottare uno standard più che benevolo quando si tratta di bloccare il rimpatrio, o il trattenimento nei Centri di permanenza per i rimpatri, di migranti irregolari segnalati come pericolosi e persino pluripregiudicati.
Un ulteriore campanello d'allarme è rappresentato dalla condanna a 18 anni per omicidio volontario di una imprenditrice di Viareggio. Ricordiamo brevemente i fatti. Nella notte tra il 7 e l'8 settembre 2024, Cinzia Dal Pino, imprenditrice balneare di 65 anni, sta salendo in macchina per rientrare a casa dopo una cena fuori con alcune amiche, quando Nourredine Mezgoui, marocchino di 47 anni, irregolare con diversi precedenti penali, apre lo sportello e le ruba la borsa. La donna, a bordo del suo Suv, raggiunge l'uomo e lo investe più volte, scende dall'auto e recupera la sua borsa, lasciandolo esanime a terra. A suscitare perplessità non è tanto la sentenza di primo grado emessa ieri mattina dalla Corte d'Assise di Lucca. Il minimo della pena per il reato di omicidio volontario è di 21 anni di reclusione. Il giudice non ha voluto credere all'ipotesi che la donna non volesse uccidere il ladro ma solo renderlo inoffensivo, così da potersi riprendere in sicurezza la borsa, ma ha per lo meno riconosciuto le attenuanti generiche, lasciato cadere l'aggravante della crudeltà e disposto nei suoi confronti la detenzione domiciliare anziché in carcere. "Non volevo ucciderlo, ma solo farlo cadere a terra per poter recuperare la mia borsa" ha dichiarato la donna durante una delle udienze del processo. La difesa, che aveva sostenuto l'omicidio preterintenzionale, ha già preannunciato che presenterà ricorso in appello.
A destare stupore e a inquietare è soprattutto la richiesta dell'accusa: ergastolo, ovvero il massimo della pena. Ovviamente nessuno può sostenere che la donna abbia fatto bene a schiacciare la vittima con l'auto. Tuttavia, ci sembra di essere al cospetto di uno di quei casi in cui l'identità della vittima e del colpevole prende il sopravvento su altri fattori nella valutazione dei fatti e delle circostanze. Si sa, nella gerarchia dei valori del politicamente corretto il nordafricano irregolare viene prima del genere femminile, per di più una donna benestante, imprenditrice. Le responsabilità di Cinzia Dal Pino sono evidenti, ma sembra che nessuno abbia voluto considerare lo stato di agitazione emotiva di una donna che si trova ad affrontare da sola, di notte, un uomo più giovane che l'ha appena scippata. Piuttosto labile sembra il confine tra la presunta volontà omicida e l'intenzione, almeno altrettanto verosimile, di recuperare la borsa — magari temendo che documenti e chiavi all'interno potessero condurre il malintenzionato nella sua abitazione — senza venire aggredita.
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