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Spirito di Oriana, aiutaci tu. Ma che ci hanno fatto? Ci hanno anestetizzato?

Daniele Capezzone
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Spirito di Oriana, dove sei? Se puoi, aiutaci a percorrere un tunnel di cui non si vede più l’uscita. È il vicolo cieco dell’autorazzismo, dell’odio di noi stessi, del rifiuto distruttivo di ciò che siamo.

Partiamo da un orrendo fatto di cronaca. No, non è affatto una vecchia storia. E non è nemmeno lontana da noi. Leggete oggi Federico Punzi e Andrea Venanzoni e non riuscirete a rimanere con gli occhi asciutti.

Siamo a Southampton, è il 3 dicembre 2025, e uno studente viene barbaramente trucidato. La vittima si chiama Henry Nowak, 18 anni, è un ragazzo britannico-polacco, e sta tornando a piedi alla residenza universitaria dopo una serata con i compagni di calcio.

 

L’aggressore è Vickrum Digwa, 23 anni, di fede Sikh, che lo colpisce con un pugnale lungo 21 centimetri. L’assassino colpisce Nowak cinque volte: una pugnalata mortale che perfora polmone e cuore, più altre ferite alle gambe, al viso e alla schiena. Henry prova a fuggire, tenta di scavalcare una recinzione, lascia dietro di sé una scia di sangue.

Arriva la polizia (tre donne e un uomo, par di capire) e l’assassino mente, raccontando che Nowak (secondo lui ubriaco) lo ha aggredito per motivi di razzismo. Tutto falso, verrà fuori dopo.

Intanto però le agenti ammanettano Nowak mentre è a terra sanguinante. Solo in un secondo momento capiranno la portata delle ferite, ma sarà troppo tardi.

A seguito del processo, l’assassino è stato condannato, ma il video degli ultimi momenti di vita di Nowak (diffuso ieri a furor di popolo e di social media) ha comprensibilmente incendiato la Gran Bretagna.

Ha parlato anche il papà della vittima: «Nowak ha detto nove volte alle agenti che non riusciva a respirare, ha detto quattro volte di essere stato accoltellato, ma l’agente ha risposto dicendo "Non credo, amico"».

Ecco, quel ragazzo siamo noi, una civiltà sotto assedio e ferita a morte. Ma - spiace constatarlo - siamo noi, in qualche modo, pure quelle poliziotte e il loro collega maschio. Intendo dire che gli agenti britannici non hanno reagito così perché sono peggiori di noi, ma perché pure loro hanno assorbito il clima (politico, mediatico, culturale) che descrive tutti noi come «sbagliati».

Chi è occidentale, bianco, non migrante, ha qualcosa in meno nel racconto "giusto" di quasi tutti i giornali, le tv, gli intellettuali. È così, non possiamo far finta di non saperlo.

Ve li ricordate, in mezzo mondo, i conduttori e le conduttrici televisive in ginocchio per «Black lives matter», dopo la morte orribile di George Floyd? E gli sportivi sui campi di mezzo mondo? La nostra coda di paglia e il nostro senso di colpa ci hanno portato a soffrire (giustamente) per la morte di un uomo nero, mentre restiamo indifferenti come se fosse una fatalità - per la morte di un ragazzo occidentale e bianco.

Prendi i terroristi islamici. Quello di Modena? Subito descritto come un disagiato psichico. Quelli di Reggio Emilia, della Brianza, di Firenze? Già spariti dai giornali. E Parigi messa a ferro e fuoco da immigrati e soggetti di seconda e terza generazione?

Per la «redazione unica» politicamente corretta erano «festeggiamenti».

Ma che ci hanno fatto? Ci hanno anestetizzato?

Svegliamoci prima che l’incubo arrivi al punto di non ritorno.

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