Le nuove oche del Campidoglio
Quanta differenza tra le oche del Campidoglio di epoca romana e le oche progressiste di oggi: le prime starnazzavano per avvisare i romani dell’arrivo dei nemici, cioè per segnalare un pericolo; quelle di oggi, invece, starnazzano proprio per festeggiare chi vuole farci del male. Se avessimo voglia di divertirci, ma non ce l’abbiamo, potremmo stilare un «protocollo» in quattro punti per descrivere il modo in cui la sinistra reagisce a un attentato. Punto primo: «Auto sulla folla», quindi è stata la macchina, mica chi la guidava. Punto secondo: «Poverino, stava male, aveva un disagio psichico». Punto terzo: polemica a vanvera contro Salvini o Meloni. Punto quarto: nascondere la notizia. E infatti, ieri, sulle prime pagine di Corsera, Stampa e Repubblica (e di diverse altre testate), non compariva più alcun richiamo né all’atto di terrorismo di Modena né all’arresto del mini-jihadista a Firenze. La prima questione è ormai stata rimossa dai media «accoglienti», la seconda non è stata nemmeno presa in considerazione. E adesso arriva la terza, con la condanna per terrorismo a Cosenza di cui vi parliamo stamattina.
Eppure la sensazione è che in Italia il rischio del terrorismo islamista non sia percepito da tutti come una minaccia davvero imminente, consistente, attuale. Non passa settimana senza che vi siano minacce esplicite e circostanziate verso di noi e verso Roma, con tutta la carica simbolica (Occidente, cristianità, ecc) che la capitale d'Italia porta inevitabilmente con sé. Ciononostante, la strategia di negazione, di rimozione, di attenuazione, prosegue senza pause. Questa «denial strategy» ci porterà ad amarissime sorprese. Se fino a Modena eravamo stati risparmiati da atti di sangue, lo si doveva al gran lavoro delle forze dell'ordine e della nostra intelligence, al fatto che (purtroppo) eravamo considerati terra di transito, ma soprattutto alla circostanza che - tutto sommato - i numeri degli islamici sono ancora complessivamente contenuti, e non ci sono pezzi di città completamente appaltati al jihadismo.
Ma ora lo scenario va cambiando. Ci sono da tempo appelli espliciti alla jihad. C’è un clima di ostilità contro Occidente e Israele che rende perfino «di moda» parole e concetti che un tempo non sarebbero stati espressi. C’è un «vivaio» di seconde generazioni a cui l’estremismo può attingere. E ci sono dotazioni tecnologiche che consentono a un «lupo solitario» modernissimo di organizzarsi e colpire. La brutta notizia è che una parte della nostra società (media, cultura, ampi settori politici) sembra psicologicamente impreparata al pericolo. I nostri nemici, invece, sono preparatissimi.
Ps Appello al centrodestra. Il signor Ben Gvir fa molti danni in primo luogo alla causa di Israele, come gli hanno chiaramente detto il suo premier e il suo ministro degli Esteri. Ma in Francia (vedere per credere) sulle prime pagine dei giornali non c’è niente. Solo qui in Italia ci si è fatti trascinare nella trappola mediatica della sinistra. Si lascino Ben Gvir e il grillino Carotenuto ai loro rispettivi mediocri spettacolini. Non facciamoci dettare la narrazione (oltre che i palinsesti televisivi). E occupiamoci dei rischi veri. Prima che arrivi il peggio, se Modena-Firenze-Cosenza non sono ancora bastate.
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