Leggi il settimanale
Cerca
Edicola digitale
+

Spagna, il “caudillo” Sanchez: mito della sinistra tra scandali, corruzione e flop economici

Foto: Lapresse

Enzo Raisi
  • a
  • a
  • a

Il mito della sinistra europea Pedro Sanchez, presidente del governo spagnolo, nel 2016 era stato cacciato dalla presidenza del Psoe dai baroni del suo partito, dopo l’ennesima sconfitta elettorale, e decise di riconquistare il partito ripartendo dal basso. C’è una foto iconica dove si vedono quattro persone in un’utilitaria: Sanchez e i suoi tre più stretti collaboratori, Koldo, Cerdan e Abalo, che partono in un lungo viaggio tra le sezioni del Psoe. Sanchez vinse il congresso nazionale tornando al vertice nel 2017, poi si venne a sapere truccando il voto di molti congressi provinciali. Dei quattro di quella foto l’unico in libertà è Sanchez, gli altri tre sono in galera per corruzione e rischiano tra i venticinque e i trenta anni. Fermo restando il doveroso garantismo per gli indagati, immaginate fosse successo qualcosa di simile a Meloni con Crosetto, Mantovano e Lollobrigida in galera? Imputati sono anche il fratello di Sanchez e la moglie. Il primo è accusato di malversazione, traffico di influenze e abuso di ufficio: era stato nominato dirigente culturale al comune di Badajoz senza concorso e si è scoperto che non era mai entrato in ufficio. La moglie è accusata di corruzione, rinviata a giudizio la settimana scorsa.

 

 

Questi sono solo i principali scandali che hanno colpito la gestione del potere sanchista. A questo proposito invito a leggere «La sagrada familia» di Alejandro Extrabasaguas. L’ultimo scandalo riguarda Josè Angel Gonzalez, capo del Dao della Policia Nacional, accusato da una poliziotta di violenza sessuale. Per un anno il governo ha tenuto nascosta la notizia, mantenendolo al suo posto fino a quando un giornalista di inchiesta ha denunciato il fatto. Sanchez e il Ministro degli interni Marlaska hanno negato di sapere, nonostante esistano registrazioni che dimostrerebbero pressioni per ritirare la denuncia in cambio di avanzamenti di carriera per la vittima. Scandali scoperti da giornalisti che ha seguito di ciò hanno ricevuto loro e le loro famiglie controlli fiscali come da minaccia del ministro delle finanze. Oltre agli scandali per corruzione, c’è il tema più politico: Sanchez, che non ha una maggioranza stabile, ha fatto accordi con Herri Batasuna, il partito degli ex terroristi dell’Eta, i cui voti sono fondamentali per approvare i suoi provvedimenti. Questa alleanza ha fatto rivoltare storici dirigenti socialisti come l’ex premier Gonzales, ma tutta l’Europa resta silente.

 

 

Infine la politica estera: oltre ai rapporti poco trasparenti con il Regime venezuelano, Sanchez, per mantenere il sostegno dell’estrema sinistra, ha assunto posizioni come l’appoggio al regime iraniano, tanto che a Teheran si è svolta una manifestazione per ringraziarlo. Eppure in Italia Sanchez viene descritto da Elly Schlein come un modello. Si parla di economia spagnola che vola, ma io ci lavoro e non ne ho alcun sentore. È vero che la burocrazia è più efficiente, ma questo prescinde da Sanchez, lo Stato spagnolo è giovane. L’economia spagnola è dentro una bolla: debito pubblico in aumento, economia assistita, aumento delle tasse non sufficiente a coprire il disavanzo. L’assenteismo è cresciuto del 250% dopo il Covid creando problemi previdenziali. Molte aziende hanno spostato la sede all’estero, nessun investimento. Corruzione, economia barcollante, conti dello Stato in difficoltà, politica internazionale discutibile e poi si nomina Sanchez politico dell’anno: per chi come me ora vive in Spagna, il mainstream italiano appare sempre più surreale. Sanchez si dimostra sempre più un caudillo attaccato alla sua poltrona, consapevole che il giorno in cui non lo sarà più, il rischio di andare a fare compagnia ai suoi tre amici sarà concreto.

 

Dai blog