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Nostalgici di Askatasuna alla Rai di Torino. La doppia faccia del "compagno" sindacato

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Foto:  Ansa 

Francesco Storace
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I nostalgici ci sono anche nella Rai piemontese. Fanno i sindacalisti e mitizzano le imprese del centro sociale Askatasuna. Ovvero, quelli che hanno tentato di mandare all’altro mondo un poliziotto scatenando – e rivendicando – gli incidenti di sabato scorso a Torino. Quelli che se la sono presa anche con i colleghi (che lavorano per Rai) di Far West, che raccontavano quello che succedeva. Protagonisti, al solito, i sindacalisti dell’Usigrai – spalleggiati dalla federazione della stampa sia apertamente che di nascosto – che in un caso, il primo, hanno preteso di dettare la linea alla redazione piemontese. Nel secondo, con un rammarico velato per l’aggressione alla troupe del programma di Salvo Sottile, condito però dal «dispiacere» per aver dovuto «constatare come la Rai abbia deciso di affidare il compito di seguire una manifestazione che si sapeva potesse presentare delle criticità a giornalisti esterni che, come Bianca Leonardi, rischiano in proprio, senza coperture aziendali. Un processo di "esternalizzazione del rischio" inaccettabile da parte dell'azienda di Servizio Pubblico, quale è la Rai». Se sono bravi, non devono lavorare per il servizio pubblico: curioso vero? Del resto, Usigrai – a differenza del sindacato alternativo, l’Unirai, che è una autentica spina nel fianco – trova da ridire anche sul mestiere degli interni, se non gli piace. È accaduto che è dovuta andare in onda un’intervista ad una sconosciuta animatrice di Askatasuna – magari nota al giornalista che le porgeva il microfono, Jacopo Ricca – che aveva il compito di raccontare il punto di vista dei manifestanti, come se non fosse stato già chiarito dalle martellate al poliziotto aggredito.

 

 

Ma Francesco Marino, che ha la responsabilità redazionale, aveva detto no alla messa in onda di una conversazione con una signorina che ha rifiutato di dare al servizio pubblico le sue generalità. Perché non vuole farsi conoscere o ri-conoscere?
Sono insorti i sindacalisti a scudo del redattore intervistatore e dell’intervistata reduce dalla simpatica manifestazione. Ma il ruolo del servizio pubblico non è fare da spalla ad Askatasuna. Se è vero che ci sono precedenti di interviste «mascherate» a soggetti rimasti anonimi, ogni volta lo deve decidere chi dirige e non un semplice redattore, come avviene in qualunque testata giornalistica. Ovviamente c’è pure chi, al contrario, ha parlato di «video preconfezionato» per le parole del poliziotto ferito. E sono comparabili? Ma in che mondo vivono costoro? Qual era la linea che la militante del centro sociale doveva offrire al servizio pubblico? Che erano tutte anime belle quelle di Torino? Che bisogna abituarsi al «conflitto sociale»? Che chi indossa la divisa è servo del sistema? Ma anche basta. Anche se alla fine i tifosi del centro sociale in redazione hanno ottenuto la messa in onda della «compagna», ma almeno non di spalle. Da qui si comprende anche la ritrosia a sporcarsi troppo le mani con Far West.È proprio Unirai, invece, a raccontare che cosa è accaduto alla trasmissione di Rai3: «I colleghi sono stati accerchiati e aggrediti da manifestanti incappucciati, minacciati e costretti ad allontanarsi sotto il lancio di sassi. È stata inoltre danneggiata la loro attrezzatura tecnica. Un’azione deliberata e mirata contro chi fa informazione. È inaccettabile che si pretenda di imporre il silenzio con la violenza, trasformando le piazze in zone interdette al racconto dei fatti». Parole da sottoscrivere. Anche perché l’altro sindacato preferisce impegnarsi nella popolarità da garantire ad Askatasuna e alle sue eroine.

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