Il metodo Report e quel trojan arma di distrazione di massa
L’ennesima giornata di polemiche tra Camera e Senato. L’opposizione, tempestivamente attivata da provvidenziali whatsapp, che accusa Carlo Nordio di un trojan installato nei computer dei magistrati per spiarli (parentesi: il contratto con Microsoft è del 2019, governo Conte, ministro della Giustizia “dj Fofò” Bonafede, Cinquestelle se la memoria non inganna). La risposta del ministro è in una parola: «Surreale». Eppure da sinistra si insiste nel dipingere un governo che spia e complotta, costruendo una narrazione fatta più di sospetti che di fatti. Un attacco che si inserisce pienamente – ormai lo sanno anche i bambini - nella battaglia senza quartiere sulla riforma della giustizia. In cui ogni tentativo di cambiamento viene raccontato come un attentato allo Stato di diritto.
Nella presunta "TeleMeloni" Sigfrido fa il fenomeno ma non risponde alle domande
In questo scontro – anche qui nessuna novità Report è saldamente schierato sul fronte del No: contro la riforma, contro il ministro, contro qualsiasi revisione dell’attuale sistema. Ed ecco che, a cadenza settimanale, va in onda il metodo più volte sperimentato dal programma tv depositario del copyright dell’inchiesta giornalistica: uno sbuffo di fumo sulla scena, una clip contenente anticipazioni della puntata da non perdere assolutamente, col sano condimento di «prove» che accendono il dibattito mediatico. E così il trojan diventa una vera e propria arma di distrazione di massa, utile a deviare lo sguardo dell’opinione pubblica dal caso Bellavia-Report e a spostare il confronto su un terreno emotivo e ideologico.
Bellavia, Gasparri presenta una nuova interrogazione
Da qualche parte la domanda, avrebbe detto il grande Lubrano, sorge spontanea: invece di cercare spie del governo nei computer dei magistrati, perché non rispondete nel merito sul caso Bellavia-Report? Perché non chiarite fino in fondo ruoli, responsabilità e modalità con cui certe informazioni sono state raccolte e raccontate? In attesa dell’imperdibile puntata, restiamo fiduciosi che stavolta si possa invertire la tendenza. Meno allusioni, più fatti. Meno fumo, più chiarezza. Perché senza risposte concrete, nella battaglia sulla giustizia come nell’informazione, a perdere è sempre la credibilità.
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